Renzi potrebbe dire di se stesso la stessa cosa che ha detto di D’Alema. Se Renzi avesse combattuto Berlusconi, quanto ha combattuto il suo partito, i suoi elettori e le idee del centrosinistra, probabilmente non sarebbe così importante”. Così il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio, ospite insieme alla politologa e vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Elisabetta Gualmini, a “Otto e mezzo” (La7). “A me di D’Alema non importa un fico secco”, dice Travaglio che precisa: “Nel marzo del 2014, dopo aver scritto che era giusto che Renzi si consultasse con Berlusconi per scrivere insieme le regole elettorali e costituzionali, noi del Fatto andammo a vedere quali erano e dicemmo che erano sbagliate. Nessun altro giornale, oltre noi, volle pubblicare l’appello di ‘Libertà e Giustizia‘. A me – prosegue Travaglio – non scandalizza che ci siano persone lontane da me. La costituzione è stata approvata da un’assemblea costituente in cui c’era di tutto poi, se parliamo di coerenza, Renzi si opponeva nel 2006 alla riforma di Berlusconi che proprio qui la Gualmini ha definito identica a quella di Renzi”. Di diverso avviso la politologa: “Non è vero – dice – che Renzi non cerchi di combattere Berlusconi, perché se passa il referendum questo permetterà di andare oltre gli inciuci. Questa riforma è frutto di sani compromessi in parlamento. Se mancano, la politica non va da nessuna parte”. Replica di Travaglio: “La parola cambiamento in sé non è né positiva né negativa, si può cambiare in meglio o in peggio. Chi vota No vuole evitare il peggio, chi vota Si vuole il peggio. Questa sciocchezza solenne che arriva Renzi e cambia, quando prima non si è mai cambiato niente, la lasciamo tra le sciocchezze. Comunque vada il referendum, avremo un Paese spaccato a metà

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