Il tribunale di Reggio Emilia ha condannato a tre mesi di reclusione, con la sospensione condizionale, Domenico Lerose, 59enne nato a Cutro, in Calabria, e residente a Reggio Emilia. Con l’accusa di avere minacciato la parlamentare Maria Edera Spadoni del Movimento 5 stelle, la Direzione distrettuale antimafia di Bologna aveva chiesto per lui una condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione per minacce aggravate dal metodo mafioso. Ma il collegio dei giudici ha escluso l’aggravante mafiosa e deciso una pena di gran lunga inferiore, condannando Lerose solo per minacce semplici. Soddisfatto il commento del legale, l’avvocato Francesca Frontera: “Avevamo fiducia in questo collegio. Leggeremo le motivazioni, ma è dall’inizio che noi sosteniamo che Lerose non ha commesso il fatto e che i fatti per come erano contestati erano erronei”.

Spadoni aveva denunciato di essere stata minacciata il 18 ottobre 2014. Quel giorno, al termine di un comizio in piazza a Reggio che aveva come tema proprio le infiltrazioni mafiose, secondo la ricostruzione dell’accusa Lerose e altre due persone si erano avvicinate alla parlamentare. E mentre gli altri due discutevano, sarebbe intervenuto Lerose, che rivolto alla deputata avrebbe pronunciato queste parole: “Lei Grande Aracri non lo deve neanche nominare”. Spadoni dal palco aveva infatti parlato più volte di Francesco Grande Aracri, condannato per mafia e fratello di Nicolino, quest’ultimo considerato dai pm capo dell’omonima cosca di Cutro e punto di riferimento della sua cellula emiliana. L’avvocato Frontera però ha sempre contestato questa versione dei fatti di quel 18 ottobre: “Lerose non ha mai pronunciato quella frase”. Saranno le motivazioni, attese entro 90 giorni, a spiegare come i giudici hanno valutato la vicenda. La Dda aveva anche chiesto che Lerose fosse condannato con l’aggravante di avere minacciato la parlamentare al fine di agevolare l’associazione ‘ndranghetista di cui è stato riconosciuto fare parte lo stesso Francesco Grande Aracri. Ma al termine del processo il giudice ha escluso l’aggravante.

Un commento è arrivato anche dalla stessa Spadoni: “Mi ritengo soddisfatta della sentenza che fa giustizia di un episodio inqualificabile che non deve mai più accadere in un territorio che vogliamo libero dalle mafie e in una città che tra l’altro è Medaglia d’oro alla Resistenza. Fare nomi e cognomi di condannati per mafia non deve più fare paura”.

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