Giorgio Napolitano? E’ stato la vera rovina di Bersani e del Pd“. Così a Dimartedì (La7) il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde al conduttore Giovanni Floris sulle vicissitudini risalenti a fine marzo del 2013, quando ci fu l’incontro in streaming tra Bersani e due senatori del M5S. “All’epoca il M5S”- spiega – “non capì che c’erano già tutte le carte a posto per fare un governo con Berlusconi e per fare le larghe intese che i cittadini avevano appena bocciato. E che quel progetto passava attraverso la rielezione di Napolitano, che ha costretto il Pd ad andare contro natura, prima appoggiando il governo Monti invece che andare a elezioni, e poi a fare il governissimo con Berlusconi, dissanguandosi”. Poi ironizza: “Bersani ha ricevuto da Napolitano un mandato “esplorativo”, che credo non gli sia stato mai revocato. Il M5S non ha capito che si aspettava solo il suo “no” per dare il via al grande inciucione e ne è stato strumento. Forse se Bersani avesse proposto un ponte tra il Pd e il M5S, come ad esempio Rodotà o Zagrebelsky, si sarebbe messo insieme qualcosa di rispettoso”. L’ex leader del Pd rifila invece la sua stoccata a Renzi: “Io gli direi quello che penso, ma non ci parlo dai tempi dell’elezione di Mattarella, cioè da 20 mesi. E comunque ormai coi tempi nuovi in cui non si mette il gettone nell’Iphone, anche Renzi non è più un “nuovo”. Due anni sono lunghi, eh. Non sei più così nuovo neanche tu. Chi più, chi meno, siamo tutti un po’ usati. Il problema è essere un usato sicuro. Prodi? Ogni tanto lo sento. Cosa voterà al referendum? Non lo so“. Immediata la precisazione di Travaglio: “Prodi vota NO ma non lo dice perché ha paura delle speculazioni internazionali

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