La bocciatura della Corte di Giustizia europea alla proroga automatica per le concessioni demaniali marittime e lacustri potrebbe avere conseguenze anche sui titoli rilasciati alle compagnie petrolifere per estrarre idrocarburi. “Per effetto della recente sentenza della Corte è quasi certo che verrà aperta una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, a cui seguirà una sanzione milionaria”, spiega Tiziana Medici, portavoce del coordinamento nazionale No Triv. Secondo cui le responsabilità in tal caso “sarebbero tutte del governo”. Cosa c’entrano gli stabilimenti balneari con le concessioni alle compagnie petrolifere? Per i No Triv il principio della direttiva Bolkestein, che da tempo teneva con il fiato sospeso i titolari degli stabilimenti, è lo stesso della direttiva 94/22/CE che disciplina le condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. La questione era stata sollevata durante la campagna contro le trivelle per il referendum del 17 aprile scorso ed ora torna d’attualità. Secondo i sostenitori del sì, infatti, l’emendamento che il referendum mirava a modificare (sotto accusa è l’articolo 1, comma 239, della legge di Stabilità) è in contraddizione con la normativa europea sulla libera concorrenza.

La sentenza sulle spiagge: “Rinnovi automatici non garantiscono trasparenza” – Nella recente sentenza, di fatto, i giudici hanno precisato che il rilascio delle autorizzazioni per lo sfruttamento economico delle spiagge “deve essere oggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati” per garantire “imparzialità e trasparenza”, oltre che “un’adeguata pubblicità” che non viene garantita, secondo la Corte, dalle proroghe automatiche. Quindi gli Stati dell’Unione non possono prorogare in modo meccanico e generalizzato le concessioni e le eventuali proroghe sono consentite solo in via eccezionale.

Il costituzionalista: “La sentenza conferma la posizione No Triv” – “Nulla di nuovo sotto il sole”, dichiara il costituzionalista Enzo Di Salvatore, ispiratore dei quesiti del referendum No triv del 17 aprile scorso. “Semmai la sentenza della Corte – continua – è la prova provata di una questione che avevamo già sollevato”. Secondo Di Salvatore, a questo punto è chiara la posizione dell’Unione Europa che “non consente che la durata dei titoli minerari già rilasciati sia prolungata fino al termine della vita utile del giacimento”. Per il costituzionalista “la norma oggetto del referendum abrogativo del 17 aprile, voluta dal governo, viola palesemente la direttiva 94/22/CE sul libero mercato e sulla concorrenza”. La legge italiana prevede che i titoli già rilasciati siano prolungati fino “alla durata di vita utile del giacimento”, mentre la direttiva in questione detta regole chiare per garantire accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, stabilendo che “la durata dell’autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa è stata concessa”.

No Triv: “Ora arriverà una sanzione milionaria contro l’Italia” – Dura la posizione di Tiziana Medici, portavoce del coordinamento nazionale No Triv. “Governo e maggioranza – spiega – hanno imposto e difeso a tutti i costi la norma che ha esteso all’infinito la durata delle concessioni a estrarre gas e petrolio in mare entro le 12 miglia marine con il pretesto di voler difendere i posti di lavoro nel settore oil&gas”. In realtà sui livelli occupazionali di un settore già in crisi da tempo hanno influito altri fattori: dal prezzo ai minimi storici del petrolio all’incertezza della legislatura italiana. “Nonostante l’esito del referendum a loro favorevole – continua Tiziana Medici – le compagnie petrolifere hanno continuato più di prima a licenziare o a mandare in mobilità i lavoratori”. Ora, però, bisogna fare i conti con gli effetti della recente sentenza della Corte di Giustizia: “È quasi certo che verrà aperta una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia e il peso di una probabile sanzione milionaria verrà di certo scaricato sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese”.

Barbara Spinelli ha chiesto a Ue se partirà la procedura d’infrazione – D’altronde già ad aprile, proprio partendo dalla sospetta illegittimità della norma che il referendum avrebbe potuto modificare, Barbara Spinelli, eurodeputata del Gue/Ngl, aveva inviato un’interrogazione alla Commissione europea sottolineando anche il contrasto tra la norma italiana e la Convenzione di Aarhus (recepita dall’Italia con decreto legislativo 195 nell’agosto del 2005), che sancisce l’obbligo di consentire la partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale. L’eurodeputata chiedeva alla Commissione se intendesse promuovere una procedura di infrazione contro l’Italia. Per i No Triv la risposta potrebbe arrivare presto.

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