Niente proroga automatica fino al 2020: le concessioni sulle spiagge italiane vanno messe a gara. La Corte di giustizia dell’Unione europea dà voce e corpo alla paura più grande dei balneari italiani: in una sentenza, attesissima dagli operatori della categoria, boccia il rinnovo automatico concesso dal governo italiano, e stabilisce che il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i candidati. Non solo: le aste devono essere imparziali, trasparenti e adeguatamente pubblicizzate. 

La proroga automatica senza gara, adottata fino adesso dall’Italia (prima fino al 2012 e poi estesa fino al 2020), dunque, va contro il diritto dell’Unione. La sentenza riunisce due cause, che vedono opposti alcuni gestori di bagni a enti locali, in due regioni diverse e lontane. La prima è partita dalla Lombardia, precisamente da San Felice del Benaco, sul Lago di Garda. Qui Promoimpresa srl si è rivolta al Tar contro la decisione di pubblicare avvisi pubblici per nuove concessioni, presa dal Consorzio dei comuni locali. Copione simile in Sardegna, a Loiri-Porto San Paolo, a pochi chilometri da Olbia. Sia il tribunale amministrativo della Lombardia, sia quello della Sardegna, però, riconoscendo il conflitto tra la norma italiana e quella europea, hanno a loro volta sollevato una questione alla Corte Ue. Da qui la causa, che mirava a verificare la compatibilità della proroga con ciò che stabilisce il diritto comunitario. 

La decisione dei giudici di Lussemburgo è arrivata giovedì 14 luglio. E stabilisce che il diritto dell’Unione è contrario alla possibilità che le concessioni per l’esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri siano rinnovate di volta in volta in modo automatico, per anni, senza una valutazione dei possibili candidati. Perché questo metodo impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati alla gestione del servizio.

Nonostante la sentenza rischi ora di rivoluzionare la situazione sulle nostre spiagge, mettendo fine a gestioni pluridecennali, spesso tramandate di padre in figlio, la decisione non è arrivata come una doccia fredda. Era prevista e ricalca le conclusioni dell’avvocato generale del febbraio scorso. Già Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte, aveva ritenuto legittimi e validi i dubbi del Tar, sottolineando come la direttiva europea del 2006, meglio conosciuta come direttiva Bolkestein che punta a liberare l’accesso al mercato, impedisse “alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre”. Il Governo però ha già pronta una sorta di soluzione-ponte. Dovrebbe essere contenuta nel dl Enti locali, con cui sarà introdotta un’altra proroga delle concessioni, fino a tutto il 2017, in attesa della riforma generale del comparto.