Condanna definitiva per Giuliano Soria, ex patron del premio letterario Grinzane Cavour. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza per l’uso illecito dei contributi pubblici e i maltrattamenti di un giovane domestico straniero. I giudici hanno solo ricalcolato la pena in 6 anni, 8 mesi e 17 giorni di reclusione. I reati contestati erano peculato e violenza sessuale. La Corte d’appello di Torino, il 17 marzo del 2015, aveva condannato Soria a 8 anni e 3 mesi.

In precedenza il procuratore generale in Cassazione aveva chiesto di rinviare gli atti nuovamente alla Corte d’appello. Il pg riteneva infatti che, per i reati di malversazione, è necessario ricalcolare la pena. Sempre secondo il procuratore molti episodi legati all’utilizzo dei finanziamenti si sarebbero potuti prescrivere perché da riqualificare in truffa e abuso in atti di ufficio così come i maltrattamenti al domestico. Di questo avviso non è stata la Suprema Corte che ha pronunciato una sentenza definitiva.

Il premio letterario Grinzane Cavour, sotto la gestione Soria, aveva acquisito risonanza internazionale. L’inchiesta scattò nel 2008 in seguito alla denuncia di un ragazzo, originario delle Mauritius, che lavorava nell’abitazione di Soria come maggiordomo e che lamentò una lunga serie di vessazioni e di angherie anche a sfondo sessuale. Per questi episodi, la pena finale è stata quantificata in 2 anni e sette mesi. L’avvocato di parte civile, Gian Luca Vitale, che ha assistito il giovane sin dalle prime battute dell’inchiesta, si è dichiarato “soddisfatto”.

Fu la guardia di finanza, nel corso dell’inchiesta sui maltrattamenti, a interessarsi dei conti del Grinzane Cavour e a scoprire una lunga catena di malversazioni dei contributi che gli enti pubblici fornivano al premio letterario: denaro che Soria utilizzava anche per le proprie spese. La procura di Torino ipotizzò il peculato e questa impostazione è stata confermata dalla Suprema Corte: qui la pena finale è di 4 anni, 1 mese e 17 giorni. Per il fratello di Giuliano, Angelo Soria, ex dirigente della Regione Piemonte, la condanna scende a 4 anni (in appello era stata a 4 anni, 3 mesi e 15 giorni). Per un terzo imputato, il noto chef Bruno Libralon, rimane invariata: un anno e sette mesi.

Fino al 2008, anno dello scandalo, Soria aveva portato nel castello di Grinzane Cavour, svettante sulle Langhe piemontesi, i più bei nomi della letteratura italiana e straniera. Organizzava anche un festival del cinema. E con le sue innumerevoli iniziative in giro per il mondo era diventato il biglietto da visita del Piemonte (e non solo). Convegni, feste, cerimonie, cene di gala: un carrozzone su cui tutti, dai politici ai vip dello spettacolo, erano felici di salire. Il sassolino nell’ingranaggio fu appunto il maggiordomo. Poi l’inchiesta si allargo’ a come il patron gestiva il mare delle sovvenzioni pubbliche, in parte erogate dal fratello Angelo, dirigente della Regione, nonostante il conflitto di interessi. Fino allo scorso Soria insegnava spagnolo all’Università Roma 3.

Le sue accuse a politici, attori, intellettuali – pronunciate durante il processo d’appello – sono state archiviate. I suoi racconti tirarono in mezzo il presidente di Regione Sergio Chiamparino, assessori regionali e comunali, parlamentari, attori come Giancarlo Giannini, Michele Placido e Charlotte Rampling, intellettuali come Corrado Augias e Alain Elkann. Ma non solo pronunciò tutte queste presunte accuse 6 anni dopo l’inizio dell’inchiesta, ma quando fu convocato in Procura dai magistrati, Soria non rispose ai magistrati e si avvalse della facoltà di non rispondere, senza quindi circostanziare una sola delle accuse che aveva mosso nell’aula di tribunale, forse per un estremo tentativo di difesa.

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