Le occasioni per polemizzare con “questa Rai” non sono mancate, non mancano e non mancheranno, a cominciare dalla sostanziale abrogazione di qualsiasi forma di parità di trattamento tra le ragioni del e quelle del No in materia di referendum costituzionale.

Questa volta, tuttavia, vogliamo ringraziare chi ha ideato, realizzato e prodotto Cose nostre un programma di Rai1 dedicato a chi contrasta, ogni giorno e senza inutili esibizionismi, la ‘ndrangheta calabrese e che sarà trasmesso venerdì 8 luglio alle 21.25.

Il gruppo di lavoro di “Cose nostre” formato da donne uomini competenti, coraggiosi, ricchi di passioni civili, aveva già realizzato 5 puntate dedicate ai cronisti sotto tiro, ai giornalisti costretti a vivere sotto scorta per aver tentato di indagare su mafie e corruzione. Da quella serie discende ora questa puntata straordinaria dedicata alla Calabria, con il racconto di storie di imprenditori, amministratori, funzionari pubblici che, invece di servirsi dello Stato, hanno deciso di servire lo Stato ribellandosi al ricatto e alla minaccia.

La scelta di dare loro la parola e di segnalare anche le bellezze e le potenzialità della Calabria, rappresenta un modo intelligente per “illuminare” quei talenti e quelle speranze che, altrimenti, rischierebbero di essere soffocati e ridotti al silenzio dalla violenza e dal ricatto. Questo viaggio, che abbiamo avuto la possibilità di vedere durante la presentazione alla Casa del jazz di Roma (un bene sequestrato alla mafia), merita di essere seguito per la qualità delle testimonianze, per il rigore del montaggio, per l’opportunità di conoscere luoghi e situazioni spesso distanti dalle agende mediatiche, oppure confinate in orari proibitivi.

Questa volta, e qui sta un’altra novità da apprezzare, il direttore di Rai1, Andrea Fabiano, ha deciso di sfidare le presunte leggi dell’ascolto e di dedicare la prima serata di venerdì prossimo, alla trasmissione “Cose nostre”; una scelta coraggiosa e civile, che merita di essere sostenuta, a prescindere da quelli che saranno gli indici di ascolto. “Programmi come questo – ha detto Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai – meriterebbero di essere esentati dalle rilevazioni quantitative“.

In questo caso, aggiungiamo noi, l’indice della dignità dovrebbe prevalere su tutto e su tutti.

Il programma è stato realizzato da Emilia Brandi,insieme a Giovanna Ciorciolini, Mauro Caporiccio, Riccardo Pintori, Carlo Puca, la regia è di Andrea Doretti, alcuni dei quali tutti rigorosamente interni Rai e altrettanto rigorosamente precari. Vale la pena di vederlo e, subito dopo, di chiedere alla Rai di dare continuità a una eccezione che potrebbe e dovrebbe diventare la norma.

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