Sara Di Pietrantonio, la ventiduenne strangolata e bruciata dall’ex fidanzato nella notte fra sabato 28 e domenica 29 maggio in via della Magliana a Roma, era già morta quando Vincenzo Paduano l’ha cosparsa di alcool dandole fuoco. A confermare la tesi sono state le analisi del sangue e dei polmoni, ma soprattutto i risultati di un esame esterno della salma: quest’ultimo ha dato la certezza dell’esistenza sul corpo della giovane di segni di costrizione al collo, elemento che fa ritenere che la morte di Sara sia avvenuta per asfissia.

Gli esami sono stati eseguiti, in sede di autopsia, dal medico legale Giorgio Bolino, dal radiologo Carlo Catalano e dal tossicologo Giulio Mannocchi. Gli stessi che avevano già stabilito che la studentessa fosse stata strangolata prima di essere date alle fiamme dall’ex fidanzato, che ha poi confessato l’omicidio. In quell’occasione, infatti, i primi risultati dell’autopsia avevano messo in luce che la ragazza fosse stata, nell’ordine, aggredita, tramortita, strangolata e data alle fiamme secondo questo preciso ordine cronologico. Tutti i risultati degli accertamenti autoptici sono stati così trasmessi ai magistrati della Procura di Roma, in modo che nella giornata di martedì 7 giugno il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il sostituto Maria Gabriella Fazi dovrebbero firmare il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia.

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