Sì alla partecipazione al dibattito, no alla posizione politica. L’Anm ha deciso di non schierarsi nella campagna per il referendum costituzionale di ottobre, ma ha sottolineato come i magistrati potranno partecipare alla discussione pubblica sul voto. Dopo settimane di dibattito e polemiche, le due decisioni sono contenute in un documento ufficiale arrivato ieri, nel giorno in cui a Bergamo è partita la campagna per il “Si” di Matteo Renzi e dove in contemporanea è sceso in piazza il centrodestra che prova a ricompattarsi (con Giovanni Toti che lancia un appello per l’unità con “un nuovo soggetto unico”) e accusa il premier di “non rispettare chi la pensa diversamente da lui”.

In tutto ciò, l’Associazione Nazionale dei Magistrati ha scelto di “non intervenire nel merito della tematica“, pur riconoscendo “sull’imprescindibile ed ovvio presupposto che la Costituzione sia di tutti i cittadini, il pieno diritto dei magistrati a partecipare al dibattito, nelle forme da ciascuno ritenute opportune e compatibili con il codice etico”. Il documento rispecchia la posizione che il presidente, Piercamillo Davigo, ha assunto fin dall’inizio del dibattito nato subito dopo l’intervista a “Il Foglio” (in parte smentita) del consigliere del Csm Piergiorgio Morosini. La decisione viene letta coma una vittoria dal gruppo di Area, lo stesso al quale aderisce Morosini e che ha spinto il vicepresidente dell’Anm Luca Poniz (Area) a sottolineare come “nel dibattito recente ci siano state intrusioni ha spiegato Rossana Giannaccari – non significa essere passivi ma partecipare nelle sedi opportune”.

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