Dopo il blocco della produzione, scatta la cassa integrazione per i 430 dipendenti del centro oli Eni di Viggiano. Il cane a sei zampe ha annunciato ai sindacati l’avvio delle procedure per accedere all’ammortizzatore sociale: l’impianto è bloccato dal 31 marzo scorso nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata.

La compagnia ha incontrato martedì Cgil, Cisl, Uil, Filtcem, Femca e Uiltec. Le organizzazioni lucane dei lavoratori parlano di “segnali negativi anche da alcune aziende dell’indotto”, dove i lavoratori interessati sono “oltre tremila”. I segretari regionale della Basilicata di Cgil, Cisl e Uil – Angelo Summa, Nino Falotico e Carmine Vaccaro – hanno espresso “forte preoccupazione” e hanno auspicato “lo sblocco in tempi brevi degli impianti, a prescindere dal ricorso in Cassazione presentato dall’Eni”.

Il gip, infatti, ha sequestrato due vasche nel centro oli di Viggiano e un pozzo di reiniezione a Montemurro (Potenza). Dal 31 marzo è bloccata una produzione giornaliera di 75 mila barili di petrolio. A mettere i sigilli erano stati i Carabinieri del Noe nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata coordinata dalla Procura di Potenza. La produzione sarà fermata del tutto dalla compagnia che nel frattempo ha depositato ricorso in Cassazione contro la conferma del sequestro, arrivata il 16 aprile dal Tribunale del Riesame di Potenza.

Il Centro Oli di Viggiano è al centro del filone dell’inchiesta sul presunto smaltimento illecito di rifiuti prodotti dallo stesso impianto della Val d’Agri. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi di “disastro ambientale” e per questo hanno avviato l’acquisizione delle cartelle cliniche dei residenti nei comuni limitrofi allo stabilimento. Dati che troverebbero conferme indirette negli ultimi studi statistici dell’Istituto superiore di sanità.

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