Dopo la clamorosa sconfitta del Sì al referendum trivelle, riprendiamo a lavorare per difendere l’ambiente. E passa un giorno solo per averne lo spunto. Ricevo notizia secondo la quale il Comune di Riomaggiore (SP) “trascurando gli impegni assunti con la Regione Liguria ed il rapporto con il Parco Nazionale” (fonte Parco Nazionale delle Cinque Terre) sarebbe intenzionato ad affidare a un soggetto privato la gestione della Via dell’Amore, il famoso camminamento costiero panoramico che congiunge Riomaggiore e Manarola (chiuso ormai da tre anni e mezzo). Il sentiero è meta di centinaia di migliaia di viaggiatori amanti del mare e della costa provenienti da tutto il mondo e, sebbene sia comunale, fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre e insiste su un’area in cui da tempo si parla perfino di istituire un comune unico.

Via_dell'Amore-675

La notizia è stata diffusa dalla stampa, ma c’è da credere che abbia fondamento. Secondo i media, il progetto di ripristino della Via dell’Amore, attualmente allo studio, avrebbe un costo di oltre sedici milioni di euro e se affidato, nella sua gestione complessiva, ad un soggetto privato è legittimo ipotizzare che a ciò consegua l’innalzamento o la variazione del prezzo del biglietto d’ingresso e, comunque, il rischio di scoordinamento con il più ampio progetto istituzionale di manutenzione del territorio perseguito, istituzionalmente, e assai bene, dal Parco Nazionale.

Ora, la domanda del cittadino è tanto spontanea quanto inquietante: perché!? Perché ciò che abbiamo di splendido deve essere sempre insidiato dall’interesse privato? Perché dobbiamo sempre inquinare la gestione della cosa pubblica con la tossina dell’interesse particolare? Perché ciò che funziona (come il Parco delle Cinque Terre) non deve essere semmai caricato di maggiore ruolo, responsabilità e risorse, invece che deprivato di centralità e mezzi? Perché in questo Paese di disertori delle tematiche ambientali dobbiamo sempre minacciare il territorio con soluzioni discutibili, parziali, individuali, invece che difenderlo ricorrendo alla funzione pubblica, al coordinamento e al rafforzamento?

Perché, soprattutto, ciò che avviene in Piemonte con la venticinquennale battaglia contro il Tav non avviene in ogni nostro territorio, che dovremmo difendere coi denti da ogni rischio di non ottimale gestione, quando non peggio!? Ah, già, secondo gli ultimi sondaggi e referendum quelli a cui sta a cuore l’ambiente sono il 27% dei cittadini aventi diritto. Solo che io mi riferisco agli aventi dovere….

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