E anche stavolta non si è raggiunto il quorum, chi vede il bicchiere mezzo pieno pensa che il 32% della gente che si è presa la briga di andare a votare spacciandosi per esperta di trivelle o più semplicemente, mossa dall’odio verso Renzi o Napolitano non sia un risultato così deludente. I pessimisti invece rimangono fermamente convinti che il referendum sia stato un enorme insuccesso, che a votare siano andati quattro gatti in fila per uno col resto di zero, ma forse hanno capito che gli altri non sono la loro “timeline” di Facebook con affluenza al 99% e non sono neppure gli amici che si sono fatti il selfie davanti al seggio mostrando i timbri sulla tessera elettorale. Toccare con mano la scomoda verità che “pochi italiani si entusiasmano di argomenti appassionanti come le trivelle” è stato un terribile bagno di realtà, va detto.

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“Bisogna cambiare lo strumento del referendum” tuonano i paladini dell’hashtag #coinostrisoldi che ogni volta che vanno a votare si deprimono alla vista di scrutatori e presidenti di seggio che già un lavoro ce l’hanno e in cambio di qualche decina di euro in più nel conto corrente per sostenere i consumi investono la loro elemosina di tempo libero per stare due giorni a raccogliere, contare a mano delle schede e ad esercitare micro poteri.

Se è stato organizzato un referendum del genere, evidentemente i soldi erano l’ultimo dei problemi, c’erano o li hanno trovati, ma che senso ha? Non potrebbero usare dei computer? Così, per risparmiare sul personale come fanno tutte le aziende che ottimizzano i loro processi produttivi. Non dico votare da casa con username e password che sarebbe troppo difficile, ma si potrebbero allestire i seggi con computer presidiati a rotazione da un disoccupato, un carcerato in licenza premio, un vigile urbano, un poliziotto, un carabiniere che controllano la corrispondenza tra tessera elettorale e documento.

Un seggio fantastico, una roba tipo le casse automatiche dei supermercati dove ci sono computer dove poter premere Sì, No o compilare un campo “note”, scrivere una baggianata e annullare la scheda. E alle 23 fine. I dati vengono elaborati immediatamente, ci si mette sul divano, si guarda la tv che “analizza” dati certi e il giorno dopo si va a lavorare. Altro che star lì a scrutinare ore, ore, ore per poi avere la scusa di “ho diritto a un giorno di riposo, pagato”.

Non sarebbe più bello così? Non sarebbe una soluzione che farebbe risparmiare milioni di euro e di esaurimenti nervosi da “stress da scrutata”? Secondo me sì, ma se vogliamo che questo avvenga bisognerà sbattersi, andare nelle piazze, raccogliere firme finalizzate a organizzare un referendum per cambiare i referendum e andare a votare. E qui si inceppa il meccanismo. Verrà raggiunto il quorum? Credo di no, ma intanto abbiamo passato il tempo, ci siamo appassionati a qualcosa, ci siamo sentiti vivi, ci abbiamo creduto. E non è poco.

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