“Caro presidente, detto tra noi: ripensaci”. Più o meno questo il tono e il timbro, stando al quotidiano Haaretz, della missiva che il premier italiano avrebbe recapitato all’omologo israeliano Benyamin Netanyahu un mese e mezzo fa. Matteo Renzi, sostiene un articolo del giornale liberal di Tel Aviv, avrebbe voluto un passo indietro sulla nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatore di Israele a Roma, nomina designata il 10 agosto 2015 dal primo ministro in persona a rappresentante di Israele presso il governo italiano e sanmarinese, con previsione di diventare effettiva a partire da quest’anno. Le credenziali non sono state ancora ufficialmente accettate e questo spinge chi l’avversa a tentare di scongiurarla. Su quella scelta è stata la comunità ebraica romana, da tempo, a mostrarsi contraria perché – si dice – la Nirenstein, giornalista ed ex parlamentare del Pdl “è di destra e questa nomina costituisce un impedimento con l’attuale governo italiano”.

Contro la designazione sono nati un gruppo su Facebook e una petizione online su Change.org diretta a Matteo Renzi. La nomina, se andasse in porto, potrebbe risollevare anche la questione di una “doppia lealtà” degli ebrei italiani per il fatto che Nirenstein è stata parlamentare e “ora servirebbe come ambasciatore di un altro paese”. Anche in questa carica “continuerebbe a ricevere un salario dal governo” italiano ed “è al corrente di segreti di stato” e “suo figlio lavora nell’intelligence italiana”. “Fatti” – aggiunge – che hanno suscitato “obiezioni” da parte della “difesa italiana. Se non bastasse, dopo aver preso la cittadinanza israeliana (2013) la Nirenstein avrebbe preso casa, in Israele, nelle colonie illegali, contravvenendo così alla politica europea sul punto. Insomma, sulla sua rispondenza a rappresentare Israele nelle sue diverse anime ci sono molti dubbi. Sul tema intervengono subito fonti di Palazzo Chigi a smentire. Il quotidiano precisa tuttavia che né Renzi né il ministero degli esteri italiano “intendono creare una crisi sul dossier” e che Netanyahu non ha cambiato idea.

“Anche adesso, pur se le sue credenziali non sono state ancora accettate – scrive su Haaretz il giornalista Barak Ravid – Nirenstein è attiva nella vita pubblica italiana e nei media e questo è considerata una infrazione del protocollo diplomatico”. Secondo il giornale, una fonte dell’ufficio di Netanyahu non ha negato “i dettagli” della vicenda e del messaggio da parte italiana. Ma non per questo Netanyahu sembra aver cambiato idea: l’indicazione del premier è stata “approvata la scorsa settimana dalla ‘Civil Service Commission’ e che dovrebbe essere portata nelle prossime settimane in gabinetto per il varo” definitivo. Il giornale conclude citando fonti dell’ufficio di Renzi e del ministero degli Esteri italiano secondo cui se Netanyahu insisterà sulla nomina non mancherà l’accettazione: “non vogliono questionare su questo”.

Nel frattempo, l’interessata si dà un gran daffare per tenere alto il gradimento. Ad esempio promuovendo in ogni modo un libro che racconta le gesta del fratello di chi l’ha nominata, Yonathan Netanyahu, unico componente ucciso del commando di teste di cuoio che nel 1976 salvò 100 passeggeri sequestrati su un volo Air France dirottato in Uganda dai terroristi dell’Olp. Ne scrive anche su Il Giornale, la Nirenstein. E gli aggettivi non spiaceranno a chi la deve nominare, nonostante la resistenza del Paese di destinazione: “No, Yonathan Netanyahu non era troppo perfetto – è l’attacco di un suo recentissimo articolo – troppo bello e bravo per essere vero: era un eroe di Israele, era un ragazzo di Israele, insomma era Israele. (…) Lui era anche bellissimo, generoso, colto, pensoso e maturo …”.

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