A pochi giorni dall’ultima versione fornita sulla morte di Giulio Regeni, l’Egitto corregge il tiro e prova a rassicurare l’Italia attraverso le parole del ministro dell’Interno egiziano, Magdi Abdel-Ghaffar, che tramite il suo portavoce ha fatto sapere che “la ricerca per l’assassino di Regeni è ancora in corso e le autorità italiane saranno aggiornate sugli sviluppi”, sottolineando però che “non c’è stato alcun cambiamento dopo le pressioni del governo italiano”. Un riferimento esplicito a quanto detto il 26 marzo dal presidente del Consiglio Matteo Renzi che, riferendosi alla nuova versione del governo di Al Sisi – secondo la quale a uccidere il ricercatore friulano sarebbe stata una banda di criminali comuni – aveva detto: “L’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo. La frase era seguita all’annuncio di chiusura delle indagini da parte degli apparati di sicurezza egiziani data proprio da un comunicato del ministero dell’Interno.

La pista della banda di criminali non sarebbe però l’unica seguita dagli investigatori egiziani per fare luce sull’omicidio del ricercatore universitario, secondo quanto emerge da una conversazione tra il procuratore generale della Repubblica Araba di Egitto, Nabil Sadeq, e il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone.

Prima dell’annuncio di oggi era stato il ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, in una intervista al quotidiano Al-Youm, a cercare di calmare le tensioni parlando di collaborazione e assicurando che l’Egitto “lavora con trasparenza“. “Non abbiamo alcun interesse che gli italiani abbiano dubbi e ne risentano le relazioni”, aveva assicurato, affermando poi che “l’identificazione e l’incriminazione dei responsabili servirà a dissipare le nuvole, proverà che la giustizia egiziana funziona”.

Intanto i genitori di Giulio Regeni hanno annunciato la partecipazione a una conferenza stampa convocata dal senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani, per martedì 29 al Senato. Accanto a loro anche gli avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale e il portavoce di Amnesty international Italia, Riccardo Noury. Attesi invece per il 5 aprile gli investigatori egiziani che incontreranno a Roma il procuratore Pignatone, dopo la sua recente trasferta al Cairo: le autorità del Cairo hanno fatto sapere che durante l’incontro consegneranno tutta la documentazione richiesta dagli inquirenti italiani e quella ulteriormente raccolta. L’appuntamento avrà un valore particolarmente significativo soprattutto dopo le dichiarazioni di Pignatone che la settimana scorsa ha definito i risultati finora raggiunti dall’Egitto “non idonei a fare chiarezza“: gli investigatori italiani chiederanno quindi informazioni e notizie dettagliate sulle modalità di ritrovamento dei documenti di Giulio Regeni. Chi indaga fa notare come tra gli effetti personali mostrati dalle autorità del Cairo siano riconducibili a Regeni solo le due tessere universitarie, il passaporto e la carta di credito. Il resto, e cioè lo zainetto, gli occhiali da sole, il portafoglio e un pezzetto di hashish, non erano di proprietà della vittima.

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