Sei milioni di euro. A tanto ammonta la buonuscita riconosciuta da Telecom Italia all’ormai ex amministratore delegato Marco Patuano che lascia il gruppo dopo 25 anni, mentre le sue deleghe passano al presidente Giuseppe Recchi in attesa della nomina del successore. L’accordo prevede “il riconoscimento degli ulteriori importi di 1.235.000 euro lordi a fronte della cessazione del rapporto di amministrazione e 4.765.000 euro lordi a fronte della cessazione del rapporto di lavoro per 6.000.000 euro lordi complessivi”, oltre all’erogazione di quanto già maturato a titolo di retribuzione ed emolumenti, fissi e variabili. Questi ultimi sono soggetti a clausole di claw back, dei meccanismi contrattuali che prevedono la possibile restituzione, anche parziale, di compensi variabili già corrisposti.

Secondo Telecom la buonuscita “è coerente con la politica di remunerazione e con gli accordi in essere con Marco Patuano; prima dell’approvazione da parte del cda l’operazione è stata comunque esaminata dal Comitato per le Nomine e la Remunerazione, organo competente ai sensi della Procedura per l’effettuazione di operazioni con parti correlate di cui si è dotato il gruppo, esprimendo il proprio motivato parere favorevole alla conclusione dell’accordo”.

L’ennesimo scossone nel gruppo di telecomunicazioni ha contributo alla decisione di Standard Ethics che ha sospeso il Rating di Telecom Italia, precedentemente pari a “E+”. Le criticità di fondo che impattano negativamente sui modelli di valutazione di Standard Ethics derivano da due fattori: la volatilità degli azionisti di riferimento della società telefonica italiana e le strategie aziendali. Negli ultimi dieci anni, gli azionisti di riferimento si sono rivelati erratici e, di volta in volta, si sono contesi il controllo della società anche in condizione di conflitto di interessi, come nel caso di Telefonica che operava sul medesimo tipo di mercato ed in concorrenza. Il management che si è succeduto in questo difficile contesto, non è riuscito (o non ha tentato) di rendere Telecom Italia una public company sufficientemente autonoma e in grado di dialogare con tutti gli azionisti e con il mercato nel suo insieme. La strategia di lungo periodo, sia a livello industriale, sia in tema di sostenibilità, governance e tutela degli azionisti di minoranza, ne ha risentito in modo strutturale. Sulla base di queste considerazioni e data l’attuale fase di transizione, la valutazione è stata momentaneamente sospesa.

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