Senza scomodare gli oracoli, una decina di giorni fa scrissi che “nell’Italia del dibattito politico a trazione mediatica non mi meraviglierei se dopo il servizio de ‘Le Iene’ tornasse (finalmente!) al centro della calendarizzazione parlamentare la Sensibilità Chimica Multipla (Mcs)”. E così è stato! Ieri Beatrice Lorenzin ha risposto in aula all’interrogazione di Lucio Romano, un’apertura nel (sinora tortuoso) riconoscimento dei ‘malati invisibili’, ignorati da Ministero della Salute e Livelli Essenziali di Assistenza: recepisco la domanda del senatore Romano – ha detto l’alfaniana di Renzi – e anche la richiesta che arriva dalle associazioni e mi impegno a mandare una nuova richiesta di esami per inviare un aggiornamento di dati scientifici attuali al Consiglio Superiore della Sanità”. 

Soddisfatto il medico-senatore: “il Consiglio Superiore di Sanità verrà convocato per una valutazione in merito alla patologia allo stato attuale”, ha ripetuto Romano riferendosi al caso dell’aversana Adele Iavazzo. Più prudente Donato Liotto dell’associazione New Dreams, loro la petizione con oltre 12.000 firme prese on-line: “La Mcs deve essere riconosciuta dal Ministero della Salute, ma la politica è troppo lenta e gli ammalati continueranno a restare invisibili. Abbiamo richiesto al Presidente Mattarella di sostenere la petizione.” Alla finestra, ma fiduciosa, resta pure Ester Lupo, presiede ANCHISE, l’onlus delle persone chimicamente sensibili che a Montecitorio terrà un convegno internazionale per rilanciare la proposta di legge sull’MCS: “è una grave malattia, sottovaluta dal punto di vista sanitario, crea molti disagi anche nel sociale. Confidiamo che il Ministro voglia considerare gli studi scientifici italiani più recenti dai quali si evince la natura organica della patologia”.

convegnoMCS

Più duro (e squisitamente politico regionalistico) l’affondo congiunto di Maria Luisa Falcone (Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute) e Claudio Fiori (Comitato Veneto Sensibilità Chimica Multipla) che, in assenza dei Lea, rivendicano pari opportunità per tutti i malati, lamentando una disparità di trattamento nel sostegno di cure all’estero spesate dall’Asp Sicilia, a differenza di casi simili in altre regioni: “Se il Ministero della Salute ha più volte ribadito che la mancanza di adeguate conoscenze epidemiologiche, cliniche e terapeutiche rende difficile l’individuazione di diagnosi e gestione del paziente, e se il Sottosegretario alla Salute ha affermato che l’eventuale inserimento tra le malattie tutelate non è consentito per la MCS, i malati e i loro familiari hanno diritto di sapere se la MCS è una patologia esistente, e allora occorre che lo sia per tutti i cittadini”.

Sui social, pareri discordanti sono postati nei gruppi in tema MCS. C’è chi scrive “come non rispondere ad arte”, riferendosi alla Lorenzin, temendo le sabbie mobili della burocrazia endoprocedimentale e chi, memore del passato, azzarda persino un “sarà l’ennesima occasione per farci passare per psicopatici depressi?” I più ottimisti, invece, sostengono che “vuoi vedere che, sbagliando, la Lorenzin ci sta aiutando?” Tra il perfido e il sarcastico, c’è persino chi azzarda una previsione: “Non appena toccherà uno dei loro, sicuramente ci sarà riconoscimento…

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