Costituzione 675 275
Questa è una di quelle notizie che non vi racconterà nessuno. Sia chiaro, non è uno scoop. Non serve ad alimentare alcuna polemica. Forse non farà rumore ma è la cronaca di uno di quegli alberi che cresce silenziosamente nel nostro Paese.

E’ la cronaca di quell’Italia che se ne frega dei litigi di un partito, di chi trucca le primarie, di un’italietta che guarda solo al suo ombelico. Questa è la notizia stra-ordinaria di 1200 ragazzi tra i 14 e i 18 anni che domenica ho incontrato a Montesilvano (Pescara) alla scuola di formazione organizzata dal movimento degli studenti dell’Azione Cattolica.
Sono arrivati da ogni parte d’Italia: da Catania ad Aosta per parlare e discutere di Europa, della crisi della partecipazione politica, di un sogno chiamato Europa. Quaranta ore di incontri, dodici workshop, più di 300 scuole rappresentate e un solo “imperativo”: dont’hate, partecipate!

Mentre Bersani e Renzi mettevano in scena l’ennesimo siparietto; mentre il solito Silvio mostrava la sua carta d’identità alle primarie; intanto che l’altro Matteo “ruspava” contro qualcuno, questi giovani studiavano, si preparavano, si formavano per essere pronti a vivere da protagonisti attivi nel mondo che cambia. Senza improvvisazione. Sul loro palco non hanno trionfato gli slogan di turno, la retorica di chi ha la frase pronta e la faccia per ogni occasione ma i volti di chi ha portato esperienze di vita.

Domenica mattina alle 8,30, la “carica” dei 1200 giovani, dopo una notte come quella di qualsiasi altro ragazzo in “gita”, erano tutti di nuovo insieme ad ascoltare l’ex ministro Pakistano Paul Bhatti, fratello di Shahhbaz, cristiano ucciso per aver scelto di difendere chi non ha voce in quel Paese.
A prender la parola, c’era Francesco Messori, nato con una sola gamba, fondatore a 14 anni della nazionale italiana amputati. A far scuola di “politica” (quella vera) è stato quel suo tatuaggio “It’s only one leg less”.

A Montesilvano c’erano molti di quei ragazzi che hanno scelto di impegnarsi negli organi collegiali delle nostre scuole ma non solo. C’erano giovani come quelli del forum di Taranto che hanno deciso di metterci la faccia e di dire la loro sul caso “Ilva” anche “se qualche mio compaesano – ha raccontato Simone– dopo un servizio al Tg mi ha chiesto di stare zitto”.
C’erano ragazzi che, a differenza di chi scrivendo la riforma della “Buona Scuola” non ha mai citato don Lorenzo Milani, hanno scelto di scrivere sulle loro magliette proprio una frase del prete di Barbiana: “Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande I Care, me ne importa, mi sta a cuore”.

Ieri son tornati tutti in classe con un compito che si sono dati: riportare in aula, sulla cattedra dei prof, la Costituzione. Di loro, di questi 1200 ragazzi, non ne hanno parlato sui media nazionali. Non vedrete alcun servizio in nessun salotto televisivo questa settimana. Ma loro ci sono. E non sono gli sdraiati, non sono i nativi digitali, la generazione 2.0, i fannulloni, i choosy, i mammoni. Sono l’Italia che c’è ancora.

 

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