La denuncia per esercizio abusivo della professione era stata presentata dal presidente dell’ordine dei giornalisti nel novembre del 2014. Ieri il gip del Tribunale di Monza ha rigettato e archiviato la denuncia contro Barbara d’Urso perché Domenica Live, è inquadrabile, nella tipologia dell’infotainment. Soddisfatta Mediaset “per la decisione relativa ad una capace conduttrice e ad un proprio programma”. A chiedere l’archiviazione era stato lo stesso pm, Walter Mapelli, “in ragione della tutela dei diritti fondamentali, quali quello di libertà di manifestazione del pensiero” fa sapere l’azienda.

In particolare, il gip Giovanni Gerosa ha chiarito che la tipologia del programma è inquadrabile nell’infotainment, attività nella quale la conduttrice è peraltro coadiuvata da una redazione di giornalisti professionisti”. Secondo Mediaset la decisione, presa con provvedimento definitivo il 24 febbraio, “segnala il rilevante precedente giuridico che costituisce un punto fermo nel diritto della libera manifestazione del pensiero”.

All’origine della decisione dell’ordine un’intervista a un amico di Elena Ceste, la donna scomparsa il 24 gennaio e trovata morta a metà ottobre nell’Astigiano. L’intervento è stato aspramente criticato sul web per le ripetute illazioni sulle relazioni della vittima. Nella denuncia si richiamava l’attenzione sul susseguirsi nel programma televisivo di “interviste con modalità che non tengono conto di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento di minori”.

“Prendo atto della decisione del magistrato e sono contento di pensarla diversamente” commenta il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopin. “Sono sommerso da centinaia di mail di doglianza per il suo comportamento – spiega Iacopino – La signora d’Urso fa spettacolo della morte e della vita delle persone. Se un magistrato pensa che questo sia infotainment, come dicono le persone colte, io sono contento di pensarla diversamente”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Un caso #Spotlight anche in Italia: difendiamo gli 8 cronisti su 10 che subiscono pressioni

next
Articolo Successivo

Vendola padre: il post violento del leghista Pini su Facebook, che poi viene rimosso

next