L’aumento delle tasse sui biglietti aerei comporterà la perdita di 2.300 posti di lavoro nel solo 2016. A lanciare l’allarme è la International Air Transport Association (Iata), che condanna il nuovo balzello in vigore dall’1 gennaio, quando l’addizionale comunale è aumentata da 6,5 a 9 euro. “Con effetto immediato, senza alcun preavviso o consultazione“, nota la Iata, le autorità italiane hanno annunciato un aumento del 33-38% delle tasse, pari a un supplemento di 2,50 euro. I passeggeri pagheranno 10 euro in tasse ogni volta che voleranno dagli aeroporti vicino a Roma e 9 euro per i voli dagli altri aeroporti italiani. Ne deriverà, secondo l’associazione, un danno alla competitività economica italiana che distruggerà, appunto, 2.300 posti di lavoro.

Peraltro i proventi derivanti dalla tassa non vengono reinvestiti nel settore, ma destinati a scopi generali. “Questo improvviso salto nel costo dei voli per l’Italia non può che danneggiare il popolo italiano e la sua economia. L’incremento ridurrà il numero dei passeggeri di oltre 755.000 unità e il Pil di 146 milioni di euro all’anno”, ha dichiarato Rafael Schvartzman, vicepresidente regionale Iata per l’Europa. Entro la fine del decennio “oltre 9mila posti di lavoro saranno stati inutilmente sprecati”, prosegue Schvartzman. “Piuttosto che aumentare questa imposta inefficiente e inefficace, il Governo italiano deve urgentemente adottare politiche per favorire lo sviluppo di collegamenti di trasporto aereo, che hanno dimostrato di migliorare l’occupazione, l’innovazione e le attività culturali. Il Governo dovrebbe iniziare con una revisione su larga scala della base economica della tassa, in vista della sua completa rimozione. Compagnie aeree e passeggeri non dovrebbero diventare una fonte facile di reddito per qualsiasi Governo”.

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