“Sta muto, zingaro di merda”. Non lascia spazio a interpretazioni il labiale di Daniele De Rossi nei confronti di Mario Mandzukic. L’insulto, pizzicato dalle telecamere, arriva al 30esimo del primo tempo: l’arbitro Banti ha appena fischiato un fallo al croato, che protesta; il capitano della Roma voltandosi verso il numero 17 bianconero gli intima di tacere, apostrofandolo con quel “zingaro di m….” e invitandolo ad accettare la decisione dell’arbitro. Già dopo pochi minuti di gioco, De Rossi aveva ricevuto un’ammonizione per una gomitata rifilata a Mandzukic mentre la palla era lontana dai due. Poi la frase razzista

Un episodio inevitabilmente destinato a far discutere e che arriva appena cinque giorni dopo la querelle Sarri-Mancini in Coppa Italia, che ha portato alla squalifica per due giornate, da scontare nella seconda competizione nazionale, dell’allenatore del Napoli per aver dato del “frocio” e “finocchio” al tecnico nerazzurro. De Rossi dovrebbe evitare anche quelle, perché stando all’articolo 35 del Codice di giustizia sportiva, la prova tv è applicabile solo in caso di uso di “espressioni blasfeme” o “condotta gravemente antisportiva”  non ravvisate durante la partita dal direttore di gara. L’articolo 35 “Mezzi di prova e formalità procedurali” è infatti applicabile, recita il testo, “limitatamente ai fatti di condotta violenta e gravemente antisportiva o concernenti l’uso di espressione blasfema, non visti dall’arbitro, che di conseguenza non ha potuto prendere decisioni al riguardo”. In tal caso il procuratore “fa pervenire al Giudice sportivo nazionale riservata segnalazione”. Non si parla di insulti razzisti. Un buco nel sistema – e il fatto che Banti non abbia visto – salva De Rossi. Sull’insulto è intervenuto in conferenza stampa anche Luciano Spalletti. Ecco che cosa ha detto il tecnico dei giallorossi.  

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