Fino a 12 anni di carcere e una multa da 600 mila euro per chi “organizza, favorisce o pubblicizza la pratica” dell’utero in affitto anche se all’estero. E’ quanto previsto dall’emendamento presentato dall’ala cattolica del Pd all’articolo 5 del ddl Cirinnà sulle Unioni civili.

La proposta è stata depositata al Senato a prima firma del democratico Gianpiero Dalla Zuanna, e prevede l’estensione della punibilità delle pratiche di maternità surrogata anche al di fuori dell’Italia. “Chiunque, al fine di accedere allo stato di madre o di padre, fruisce della pratica di surrogazione della maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con una multa da 600 mila a un milione di euro”. Mentre “chiunque organizza, favorisce o pubblicizza la pratica di surrogazione della maternità è punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con una multa da 600 mila a un milione di euro”, si legge nel testo.

L’emendamento prevede l’obbligo di dichiarare e documentare l’esclusione della pratica. Se manca la documentazione, “l’ufficiale di stato civile trasmette gli atti alla procura”.”Viene dichiarato lo stato di adottabilità del minore” se accertata la maternità surrogata e in assenza di alcun legame biologico. “Bene emendamenti Pd su utero in affitto. Almeno su questo siamo d’accordo”, scrive su Twitter il senatore di Area popolare, Maurizio Sacconi.

Si tratta del secondo “strappo” dei CattoPd in tema di Unioni civili. Il 14 gennaio scorso una parte del gruppo si sono schierati contro la stepchild adoption (adozione del figlio del partner): circa una trentina di senatori ha presentato un emendamento in cui si vuole la sostituzione con una sorta di “affido rafforzato“. Iniziativa che ha scatenato la rabbia del sito Gay.it, che ha pubblicato la lista dei “malpancisti” con tanto di nomi, foto e contatti. E l’appello: “Contatta il tuo senatore ‘malpancista’, scrivigli su Twitter, Facebook e chiedi loro un incontro”. Gesto criticato dagli interessati che hanno parlato di atteggiamento “squadrista“.

Il testo sulle Unioni civili sarà discusso in Senato il prossimo 28 gennaio e ancora non c’è l’accordo dentro il Partito democratico. Matteo Renzi ha detto che lascerà libertà di coscienza sul voto, ma l’obiettivo è quello di arrivare compatti in Aula. Ma il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda, intervenendo a Palazzo Madama all’assemblea dem, ha avvertito: “L’esito dell’Aula è imprevedibile: il Pd deve stare molto attento”.

 

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