Non solo la battaglia per la “flessibilità” sul deficit e le tante procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia. Tra la Commissione Ue e Roma c’è ora un nuovo motivo di tensione: l’esperto giuridico Carlo Zadra, unico italiano che sedeva nel gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker, si è dimesso a causa di contrasti con il capo gabinetto, il tedesco Martin Selmayr. Culminati, subito dopo lo scontro tra il premier Matteo Renzi e la cancelliera Angela Merkel al Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre, nell’attribuzione delle deleghe di Zadra a un britannico. Un fatto “inaccettabile“, ha detto il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. “Iniziare il 2016 senza un italiano non faciliterebbe certo i rapporti con l’Italia”.

L’addio di Zadra, che aveva tra l’altro le deleghe su migrazioni, giustizia e affari interni, sono maturate il 2 gennaio dopo una serie di scontri cominciati già all’inizio del 2015. Sembra per i “modi dispotici” di Selmayr. Ma a far maturare la decisione del funzionario italiano è stata la scelta del capo del gabinetto Juncker di nominare il britannico Michael Shotter “esperto giuridico senior” affidandogli il “coordinamento strategico” sulle materie già delegate a Zadra. La nomina è stata fatta subito prima di Natale, a pochi giorni dal pesante confronto tra il presidente del Consiglio italiano e la cancelliera tedesca con al centro il decreto salva banche 

La scelta dei 13 membri del gabinetto del presidente non deve giuridicamente rispettare criteri di provenienza, perché i funzionari sono formalmente indipendenti dai paesi di origine. Ma, ha detto Gozi, “per noi è essenziale che un membro di nazionalità italiana sia nel gabinetto Juncker”, crocevia di tutte le decisioni dell’esecutivo di Bruxelles. Il governo ha “già fatto ieri questa richiesta al capo di gabinetto, Martin Selmayr”. “Juncker – conclude Gozi – non ha nessun obbligo giuridico di avere determinate nazionalità nel suo gabinetto. Ma iniziare il 2016 senza un italiano non faciliterebbe certo i rapporti con l’Italia. Ancora una volta è una questione di opportunità politica”.

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