Le persone a rischio povertà o esclusione sociale nell’Unione europea sono 122 milioni, circa il 25% del totale. I dati, pubblicati dall’Eurostat, rilevano come nel 2014, dopo un anno di leggero calo, uno su quattro dei cittadini comunitari erano in “condizione di grave deprivazione di beni materiali”.

Il numero degli europei a rischio povertà è aumentato rispetto al 2008, quando si attestava al 23,8%. Fra i paesi Ue, quelli con il tasso di povertà più alto sono Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%) e Grecia (36%), a fronte di quelli più virtuosi: Repubblica Ceca (14,7%), Svezia (16,9%) e Paesi Bassi (17,1%). Nel periodo 2008-2014, il record negativo si è verificato in Grecia (7,9%), Spagna (4,7%) e  Cipro (4,1%), a seguire Malta (3,7%) e Ungheria (2,9%).

Secondo l’istituto di statistica di Bruxelles, dal 2008 al 2014 l’Italia ha visto crescere del 2,8% il numero delle persone a rischio povertà e la percentuale è arrivata al 28,1% del totale dei cittadini della Penisola. Si tratta del sesto maggior incremento tra i 28. Sono aumentati dal 18,7% al 19,6% gli italiani che vivono in famiglie a basso reddito, ma soprattutto aumentano i più indigenti che salgono dal 7,5% all’11,5% e coloro che si ritrovano in una situazione familiare a “bassa intensità di lavoro” che passano dal 9,8% al 12%.

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