Prima la Lega ha iniziato a fare ostruzionismo con continui richiami al regolamento, poi il suo capogruppo Massimiliano Fedriga ha ripetutamente criticato il numero di emendamenti ammessi al voto fino a essere espulso dall’aula della Camera dove, a seguito delle proteste, si è quasi sfiorato lo scontro fisico. Tutto accade nel corso della discussione sul Ddl cittadinanza, sul quale il Carroccio ha insistito per un numero maggiore di emendamenti da porre in votazione.

Se approvato, concederà la cittadinanza ai figli degli immigrati: quelli nati in Italia (con l’unico vincolo che almeno uno dei due genitori sia in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata) ma anche chi è nato a l’estero (a patto di aver frequentato e portato a conclusione un ciclo scolastico in Italia).

Durante la seduta si sono succeduti diversi interventi, con in finale Fedriga a sostenere il fatto che il provvedimento sia “di essenziale rilevanza” per chiedere più emendamenti da votare. Ma a fronte del diniego di Laura Boldrini, il capogruppo è arrivato quasi sotto il banco del governo a contestare la presidente che nel frattempo ha richiamato all’ordine praticamente tutto il gruppo del Carroccio. “Dovete rispettare i lavori dell’Aula”, ha detto Boldrini senza ottenere risultati. Quindi, il ‘cartellino rosso’ per Fedriga: ma davanti a lui si sono parati i colleghi, tra essi i più accesi Stefano Allasia e Giulio Guidesi, che hanno bloccato i commessi roteando dei fogli. A quel punto, Boldrini non ha potuto far altro che sospendere la seduta.

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