“L’obiettivo era raggiungibile”, ma Possibile non ce l’ha fatta. “Diversamente da quanto avevamo sperato, oggi pomeriggio non andremo in Cassazione a consegnare le firme”, scrive nel suo blog l’ex deputato del Pd Pippo Civati parlando delle firme per gli otto referendum promossi dal suo movimento. I quesiti avrebbero riguardato la nuova legge elettorale, le trivellazioni in mare, le grandi opere, il Jobs act e la Buona scuola. “È ancora presto – aggiunge l’ex sfidante di Matteo Renzi alle primarie dem – per fornire un dato che non sia parziale, l’ultimo weekend ha prodotto risultati eccezionali, visibili a tutte e a tutti, e però ha anche causato un comprensibile ritardo non solo nel conteggio, ma anche nelle certificazioni e quindi nell’invio. Questa la prima cosa che sento di dover dire ai tanti che in queste ore aspettano con trepidazione notizie sulla raccolta, e che ci stanno scrivendo e chiamando. Troppi moduli sono ancora nei comuni in cui sono stati riempiti, e troppi altri sono ancora in viaggio, speriamo di poterci fare un’idea più chiara a breve”.

Civati continua: “Resta il rimpianto di non dare agli italiani e alle italiane la possibilità di votare sulle riforme di questo governo, e su questo ognuno, a partire da chi non ha voluto partecipare, si prenda le sua responsabilità. Quanto abbiamo realizzato, tenendo conto del fatto che in grandissima parte si è concretizzato nelle ultime tre settimane, quando finalmente si è almeno un po’ interrotto il silenzio dei media, dimostra che l’obiettivo era raggiungibile“.

“Poiché sappiamo che il risultato spesso sta nel percorso e non nell’obiettivo – conclude il leader di Possibile – non dobbiamo assolutamente farci prendere dallo sconforto per un risultato che era, per motivi oggettivi e scarsa collaborazione intorno a noi, possibile ma complicato da raggiungere. Dobbiamo invece fissare nelle nostre menti i volti delle centinaia di migliaia di persone che sono venute a firmare. Perché le rivedremo tutte nella prossima battaglia”.

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