“Expo è stato annunciato come un evento a misura di gay, ma così non è stato”. Alessio Virgili, presidente di Aitgl (Associazione italiana turismo gay & lesbian), lamenta la mancanza di strategie per invogliare il popolo lgbt a varcare i cancelli di Rho: “Ci sono stati solo annunci, ma nessuna promozione rivolta ai viaggiatori gay. Pochissimi turisti omosessuali hanno visitato l’esposizione”. Ma allora cosa si poteva fare? “Si poteva dedicare una sezione del portale Expo al turismo lgbt oppure organizzare tour mirati. Per esempio, noi proponiamo un tour sulla vita omosessuale di Leonardo Da Vinci“. Anche perché i numeri del turismo gay non sono da trascurare: Eurisko stima un fatturato di 2,7 miliardi di euro l’anno in Italia. Da Milano, dove è stata presentata la fiera Expo turismo gay (Bergamo, 25-26 settembre), non legata all’esposizione universale, Virgili racconta anche le esigenze specifiche del turista omosessuale: “Cerca hotel e locali gay friendly, non per ghettizzarsi, ma per trovare persone con cui condividono mentalità e gusti sessuali”. Il problema evidenziato dagli addetti ai lavori non è la mancanza di iniziativa da parte delle aziende, ma l’assenza delle istituzioni. “Non siamo supportati nella comunicazione e negli investimenti – afferma Virgili – Manca un’accoglienza basata sul rispetto della diversità”

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