“Difendere la famiglia per difendere la società”. E’ il titolo di una serie di convegni targati Lega Nord contro l’insegnamento dell’ideologia gender a scuola, previsti in più città, che però già all’esordio ha suscitato polemica. Da una parte i consiglieri comunali Massimo Polledri (Piacenza), Massimo Zera (Mantova) e Massimiliano Bastoni (Milano), che hanno utilizzato sulle locandine e i banner il logo e lo stemma delle amministrazioni in cui sono stati eletti. Dall’altra il Comune di Piacenza e Mantova, in attesa di Milano, che attraverso i presidenti dei rispettivi consigli comunali hanno fatto sapere che nessuna richiesta era arrivata agli uffici ed hanno quindi avviato le pratiche di diffida dall’utilizzo. In mezzo l’Arcigay, che è insorta rispetto al tema che verrà affrontato, a partire dal primo convegno di questa sera, lunedì 21 settembre, all’interno dell’Auditorium Sant’Ilario a Piacenza, spazio comunale regolarmente concesso e pagato alle amministrazioni.

“Abbiamo appreso dell’utilizzo del logo e dello stemma – ha spiegato il presidente del consiglio comunale di Piacenza, Cristian Fiazza – e dopo le verifiche non ci risulta sia stata inoltrata la richiesta, men che meno l’autorizzazione. Dunque abbiamo proceduto affinché logo e stemma vengano rimossi dai manifesti in città e negli spazi pubblici, abbiamo diffidato il consigliere Polledri dall’utilizzarli nuovamente in futuro senza autorizzazione e ora il sindaco potrà valutare se chiedere i danni in sede civile al gruppo consiliare della Lega Nord, sempre se riterrà che siano state commesse violazioni dell’immagine dell’ente. Il convegno si terrà, perché la richiesta degli spazi e il pagamento sono avvenuti”. Medesima procedura a Mantova.

A difendersi lo stesso Polledri, contattato da ilfattoquotidiano.it: “Il presidente sbaglia. Abbiamo fatto domanda come gruppo consiliare della Lega Nord, in più presentando una mozione depositata. Quindi se illustriamo pubblicamente l’attività amministrativa dei nostri gruppi consiliari è ovvio che siamo nell’ambito delle nostre competenze, potendo utilizzare il logo. In più non viene segnalato il patrocinio, che dev’essere nell’interesse pubblico e quindi valutato dalla giunta”.

Ma la polemica prosegue. “Le violazioni sono molteplici – ha detto il presidente di Arcigay di Piacenza, Valeriano Scassa – perché il Comune è iscritto alla rete Ready contro le discriminazioni e dal punto di vista etico non avrebbe dovuto autorizzare neppure l’uso della sala per un convegno del genere. L’amministrazione dovrebbe prendere le distanze da questo tipo di incontri, perché l’ideologia gender è un problema solo se usata per limitare il cammino dei diritti omosessuali nel nostro paese”. Molto duro anche il presidente dell’Arcigay di Mantova, Davide Provenzano: “Sono iniziative strumentali, che minacciano la libertà dei cittadini. L’unica ideologia è nella testa di queste persone, che mettono in discussione i diritti dell’emancipazione femminile, che loro vorrebbero in sottomissione rispetto all’uomo e verso la comunità Lgbt”.

Molto critico sull’iniziativa anche l’assessore alle pari opportunità di Piacenza, Giulia Piroli, la quale ha dichiarato che “una circolare del ministero dell’Istruzione ha certificato che l’ideologia gender non è un problema. Per questo penso che un’educazione debba essere fatta, basta guardare quante donne vengono ancora maltrattate dai propri amici, compagni, o ex mariti. E’ una questione culturale da affrontare, fin da piccoli, per educarli a contrastare gli stereotipi di genere sarebbe importante”.

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