Un obolo vero e proprio. Il Vaticano ha donato i 68mila euro raccolti nel suo padiglione all’Expo di Milano ai profughi della Giordania. Una cifra davvero irrisoria dato che il costo della struttura è stato di 3 milioni di euro, ripartiti in egual modo tra Pontificio Consiglio della cultura, Conferenza episcopale italiana e arcidiocesi di Milano, ma considerando anche il numero dei visitatori che, stanno ai dati ufficiali pubblicati dalla Santa Sede, sono stati quasi 690mila. Calcolatrice alla mano si tratta di donazioni in media di meno di 10 centesimi a persona. Già il costo dell’intero padiglione con “solo trecentosessanta metri quadrati di superficie calpestabile”, come aveva precisato L’Osservatore Romano, aveva suscitato numerose polemiche e anche l’ira di Papa Francesco, tenuto completamente all’oscuro dell’operazione.

Non a caso Bergoglio, dopo aver declinato ripetutamente gli inviti del cardinale di Milano Angelo Scola e del commissario unico Giuseppe Sala a visitare gli stand, nel videomessaggio per l’inaugurazione aveva affermato che “anche l’Expo, per certi aspetti, fa parte del paradosso dell’abbondanza, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce a un modello di sviluppo equo e sostenibile”. Il Papa aveva spiegato che “l’Expo è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà. Cerchiamo di non sprecarla ma di valorizzarla pienamente”. Un invito che sembra essere caduto nel vuoto.

Proprio per rimediare ai 3 milioni di euro investiti per il padiglione vaticano, due mesi dopo l’inaugurazione dell’Expo, Bergoglio aveva deciso che tutte le offerte raccolte nello stand della Santa Sede sarebbero state destinate ai bisogni dei bambini e delle famiglie dei profughi presenti attualmente in Giordania. Una decisione che, come era stato precisato in una nota ufficiale, era stata presa dal Papa in favore dei rifugiati giordani “in quanto risultato essere le fasce più deboli colpite dal conflitto in Medio Oriente”. Secondo i dati a disposizione del Vaticano, infatti, la Giordania ospita attualmente circa 700mila profughi. In particolare quelli provenienti dall’Iraq, al momento registrati, sono 50mila dei quali oltre il 34 per cento bambini.

Il Pontificio Consiglio della cultura, presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi, principale organizzatore del padiglione della Santa Sede all’Expo, aveva spiegato che la somma delle offerte dei visitatori sarebbe stata ripartita attraverso la chiesa locale nelle aree dove i profughi vengono ospitati. Una cifra destinata in particolare al finanziamento di progetti nel campo dell’educazione e del sostegno alle prime necessità delle famiglie. Dietro tutte queste dichiarazioni c’era la convinzione che le offerte sarebbero state molto più alte dei 68mila euro realmente raccolti, utili anche ad attenuare le polemiche per il più che consistente investimento del Vaticano, insieme alla Cei e all’arcidiocesi di Milano, per essere all’Expo. La speranza del Papa era stata chiara: “Vorrei che ogni persona che passerà a visitare l’Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva”. Ma, almeno a giudicare dalle offerte, sembra che così non sia stato.

Twitter: @FrancescoGrana

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