“Devo confessare che all’estero ho solo una casa e non ho un euro”. Parola di Silvio Berlusconi che, intervistato lunedì sera da Sky Sport dopo la partita vinta dal Milan contro il Perugia in Coppa Italia, ha commentato “un articolo pubblicato sull’Espresso in cui si dice che il Milan non vale un miliardo e che sarebbe una operazione per far rientrare capitali dall’estero“. L’ex presidente del Consiglio ha quindi dichiarato che fra quindici giorni vedrà Bee Taechaubol “e speriamo di chiudere definitivamente la trattativa” per la vendita del 48% del club rossonero al broker thailandese. “L’operazione è molto più ardita di quella che appare oggi”, sostiene l’ex Cavaliere.

Quanto appunto agli interrogativi sollevati dalla stessa operazione Berlusconi sostiene che “di questi tempi, con questo governo, credo che se uno ha dei soldi fuori difficilmente potrebbero convincerlo a riportarli indietro. Comunque io non ne ho, facciano pure tutte le indagini che vogliono. L’operazione è tutta di Mr. Bee, è tutta assolutamente vera e spero che possa andare in porto”.

In un articolo pubblicato il 14 agosto scorso l’Espresso ha ripercorso i punti più controversi dell’operazione ricordando innanzitutto che il broker thailandese “non ha la forza per mettere sul piatto i 480 milioni richiesti entro il 30 settembre” e “non ha neanche i soldi per versare una caparra o, in caso di mancato acquisto, per pagare la penale di cui si è favoleggiato per mesi e che è stata ritirata dal tavolo”. Senza contare il fatto che Mr. Bee è definito appunto un broker, cioè un mediatore che agisce per conto terzi, ma “ad oggi nessuno sa chi siano” i terzi in questione.

Altra questione analizzata dal settimanale del gruppo De Benedetti, quella per cui “nessuna banca presterebbe a Bee 480 milioni sulla base del business plan annunciato che prevede, entro due anni, ricavi commerciali aggiuntivi dal mercato asiatico per 380 milioni di euro contro gli attuali 80 complessivi e un raddoppio della valutazione, già totalmente fuori del mercato, a quota 2,2 miliardi di euro. Non è chiaro cosa possa vincere  di così importante nei prossimi due anni il Milan. A oggi nessuna istituzione finanziaria ha garantito per Bee”. Mentre “a dispetto della lista di investitori sovrani tailandesi, cinesi, di Abu Dhabi, evocati nella trattativa, il mediatore Bee è a sua volta circondato da un gruppo di mediatori made in Italy, se non made in Fininvest“.

In particolare l’Espresso ricorda la comparsata dell’ex collaboratore del Biscione, Pablo Victor Dana, del gruppo bancario di Dubai Ndb e cita i nomi dell’ex Publitalia Valentino Valentini, coordinatore delle relazioni internazionali del partito noto come gran tessitore dei rapporti tra l’ex Cavaliere e l’entourage di Vladimir Putin; di Gerado Segat, l’advisor che di mestiere offre servizi fiduciari e finanziari grazie a una catena di società tra Lugano e Londra e di Licia Ronzulli, ex infermiera ora europarlamentare di Forza Italia ora vicepresidente di Fiera di Milano. Un nome che evoca anche lo strano caso del Portello che il primo azionista della società espositiva, la Fondazione Fiera di Benito Benedini, aveva assegnato al club rossonero per il nuovo stadio milanese dopo un lungo tira e molla, salvo poi vedersela rifiutare dall’oggi al domani.

Dulcis in fundo, il settimanale ha fatto sapere che “l’ingresso di mezzo miliardo di euro anonimi dall’estero in una società italiana è seguito con attenzione dalla Guardia di finanza“. Secondo l’Espresso, quindi, l’unico modo per “chiudere la trattativa con Bee senza fastidi è cedere la minoranza del Milan a un fondo oppure replicare la catena di società offshore messa in piedi dai proprietari dell’Inter, siano Eric Thohir o altri investitori. Considerato che il mister B italiano ha qualche trascorso con le procure e che l’ex presidente interista Massimo Moratti non ha mai fondato un partito, il Milan potrebbe avere qualche fastidio in più rispetto ai colleghi nerazzurri”.

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