Tutti in piedi per un lungo applauso prima di votare sì alle sue dimissioni: 287 i voti a favore e 82 i contrari. Enrico Letta se ne va così da Montecitorio dopo quasi due anni e mezzo di parabola, iniziata da presidente del Consiglio e finita da semplice deputato che ora va a fare il preside a Parigi (e non senza rancore) dell’Institut d’études politiquesde Paris-Sciences Po. L’avventura del nipote di Gianni Letta nella diciassettesima legislatura si chiude con la standing ovation di tutti i deputati del Pd, di Scelta civica e Ncd, ma anche di alcuni di Forza Italia. Tra loro molti onorevoli democratici che a febbraio 2011, quando era presidente del Consiglio, votarono a favore della “pugnalata” che fece entrare al suo posto Matteo Renzi.

La lettera dimissionaria è stata letta dalla presidente Laura Boldrini mentre l’ex premier rivedeva il proprio intervento sul suo Ipad. In Aula non c’era alcun ministro: ai banchi del governo sedevano solo i sottosegretari Scalfarotto, Amici e Costa. L’intervento di Letta, tenuto in un silenzio religioso dell’Aula, è stato interrotto da un applauso quando ha fatto cenno alla situazione dei migranti. Durante la standing ovation finale, il capogruppo del Pd Ettore Rosato ha raggiunto Letta, seduto in terzultima fila, per stringergli la mano.

Subentrerà a Letta Beatrice Brignone, prima dei non eletti nella circoscrizione Marche, che però si iscriverà al gruppo Misto in quanto aderente al movimento di Pippo Civati. Per governo e maggioranza quindi un voto in meno, circostanza che tuttavia non determinerà conseguenze visto l’ampio margine di cui dispone il centrosinistra. Avvicendamento invece nelle file di Scelta civica. Via libera infatti alle dimissioni di Luciano Cimmino, eletto nella circoscrizione Campania 1, che lascia il posto a Giovanni Palladino, che aderirà allo stesso Gruppo.

“Non so”, ha commentato la deputata M5S Roberta Lombardi, “se sia più disgustoso l’applauso alle motivazioni delle sue dimissioni da parte dello stesso partito che lo ha sciolto nell’acido, il Pd. O l’ipocritamente pietoso applauso alla menzione nel suo discorso di quei disperati che l’Europa non accoglie ma su cui sempre il PD ci ha costruito un bel business. Bleah”. Polemico anche il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta: “Al di là dell’ipocrisia e degli applausi meritati, questo è un momento doloroso per quest’Aula e senza indulgere alla retorica vorrei dire che è anche un momento doloroso per la nostra democrazia”.

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