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Cellulari, scatta la beffa per le ricaricabili rinnovo ogni 28 giorni invece di 31

Tim, Vodafone e Wind sono passati a offerte ricaricabili che vanno rinnovate ogni quattro settimane e non una volta al mese come in passato. A parità di canone, significa pagare circa l'8% in più. Inutile guardarsi intorno perché le alternative non ci sono, in barba alla concorrenza
Cellulari, scatta la beffa per le ricaricabili rinnovo ogni 28 giorni invece di 31
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Un febbraio che si ripete all’infinito: questa è la sensazione che stanno vivendo milioni di italiani accorgendosi che le opzioni mensili dei piani tariffari ricaricabili dei propri cellulari non valgono più 30 o 31 giorni (il classico mese solare), ma vanno rinnovate ogni quattro settimane.

Come incide sui costi questa sottile differenza? – Nell’arco di un anno è come se le nuove tariffe prevedessero una mensilità aggiuntiva, perché invece di pagare 12 rinnovi mensili si pagano 13 rinnovi quadrisettimanali.

“La nuova trovata delle compagnie telefonica – spiega Francesco Avallone, vicepresidente Federconsumatori – è un trucco degno dei migliori illusionisti: a parità di costo e, nella maggior parte dei casi anche a parità di condizioni (minuti e Gb a disposizione), diminuisce il tempo di validità dell’offerta. In pratica si aggiunge una mensilità, con un aumento medio del costo a carico dell’utente dell’8%”.

Per combattere nell’infinita battaglia dei prezzi, lo scorso marzo è stata Wind ad aprire le danze dei ritocchi e, modificando le offerte dedicate ai clienti con sim prepagata, ha previsto il rinnovo ogni 28 giorni. Novità che, tuttavia, è valida solo per le promozioni attivate dopo il 9 marzo 2015. Poi a giugno è toccato a Vodafone che, puntuale come ogni estate, rinnovando la promozione Summer Card, ha anche annunciato che le sue nuove opzioni Flexi vanno pagate ogni 4 settimane. E, adeguandosi alla concorrenza, Tim non si è certo tirata indietro. Anzi, ha addirittura introdotto questa novità anche ai piani tariffari precedenti. E da maggio sta inviando a clienti coinvolti nel cambiamento (tra cui Tim Special e alcune Tim Young) questo sms: “Dal 2/8 costo Mms a 90 cent. Le opzioni si rinnovano ogni 4 settimane al costo attuale. Promo Domenica Gratis, info e recesso dal contratto senza penali al 409162”.

Che cosa significa? – Da agosto i messaggi multimediali costeranno sempre 90 centesimi, a prescindere dalla dimensione, verrà poi modificata la periodicità delle tariffe mensili e, per indorare la pillola, Tim regalerà tre mesi di telefonate gratis la domenica.

“Molte novità concentrate in poche caratteri che – sottolinea Avallone – arrivano, guarda caso, nel periodo estivo. E’ una modalità di comunicazione subdola, dal momento il messaggio annuncia come prima cosa l’aumento del costo dell’Mms e solo in seconda battuta il passaggio del rinnovo delle opzioni da mensile a ogni 4 settimane. E gli italiani, che sono già con la testa alle vacanze, non sono affatto attenti alla giunga delle tariffe. Tanto che – prosegue – nella maggior parte dei casi i clienti non hanno fatto neanche caso al messaggino che hanno ricevuto. Una data che può, quindi, apparire abbastanza strategica per minimizzare le disdette”.

Del resto la rimodulazione tariffaria che i gestori hanno attuato è perfettamente legale: hanno, infatti, rispettato la procedura prevista dall’articolo 70, comma 4, del codice delle comunicazioni elettroniche che gli consente “una modifica unilaterale delle condizioni comunicando con congruo preavviso, non inferiore ad un mese, le modifiche intervenute e di informare contestualmente gli utenti della possibilità di recedere dal contratto senza penali qualora non trovassero convenienza nelle nuove condizioni”.

Tutto chiaro? “Proprio no”, sottolinea Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo” che chiarisce: “Così si finisce per distorcere la concorrenza in uno dei rarissimi campi in cui ha funzionato. Ora non si può più dire che quello delle telecomunicazione sia un libero mercato, dal momento che i più importanti gestori telefonici si allineano sempre, quasi in contemporanea, alle promozioni lanciate da un rivale annullando ogni possibilità di risparmio, qualore ci fosse”.

Cosa può fare l’utente? Ben poco: le alternative in pratica non ci sono più ed è quasi inutile guardarsi in giro. E chi confidasse in Tre, sappia che anche in questo caso è una battaglia persa: anche se il piano tariffario non si rinnova ogni 4 settimane, mantiene però le soglie giornaliere (ad esempio per il Web Pocket) o settimanali (per i piani dedicati agli smartphone) che non permettono la libera gestione del traffico voce e dati nell’arco del mese. Insomma, un peggioramento totale delle condizioni contrattuali che, anche se non prevede costi nel caso in cui si decidesse di recedere, non ha però altre alternative percorribili nel nome del risparmio.

L’unico appiglio che resta ai consumatori è che l’Agcom (l’Autorità garante delle comunicazioni), già allertato dalle associazioni dei consumatori, vigili sulla corretta applicazione delle tariffe e soprattutto sulla trasparenza dell’informazione agli utenti.

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