Gay pride, le foto nel mondoRidere fa bene al cuore, alla salute e all’anima, e con questa calura è necessario provarle tutte. Quindi ecco: proviamo a ridere di gusto alla levata di scudi di buona parte del mondo dei commercianti genovesi alla street parade del 4 luglio per il Gay Pride.

In gran parte del mondo il Pride si è già svolto, con il corollario di disprezzo e violenza contro chi ha manifestato ma anche come con il consenso gioioso per questa tradizione che mette al centro l’amore e la richiesta di pari diritti a prescindere dall’orientamento sessuale.

A Genova il Pride infastidisce perché cade con il rito santo del primo giorno dei saldi, e si sa che, al pari delle finali di calcio, le processioni e i matrimoni reali in diretta mondiale sulla tv, questi sono momenti che non possono essere disturbati.

Ai commercianti di Genova, (certo non tutti, ma insomma quando si muovono le categorie come la Confesercenti non si tratta di voci isolate) non piace per niente che, dalle 17,30 alle 19,30 le vie del centro siano percorse dalla manifestazione.

Si affannano, nei comunicati, a dire che un’iniziativa di questo tipo non va bene solo per motivi organizzativi, non certo ideologici.

Per carità, due anni fa, sempre a Genova, i vigili avevano cercato di interrompere un evento di parole e musica contro la violenza sulle donne nel salotto buono di Palazzo Ducale perché stava passando una processione: almeno il disturbo e la concomitanza erano con Dio, quello con la maiuscola, e non con il dio denaro.

Che ridere: da un negozio della Genova bene si è lanciata la domanda epocale “Vogliono affossare i commercianti?”, rivolta all’amministrazione comunale per avere autorizzato il percorso. Un’altra perla, sempre da gestori di esercizi centrali: “Piuttosto non potevano radunarsi allo stadio, o altrove, evitando di bloccare il centro?”

Delle sagome, veramente. Ma in una cosa, questi esercenti così preoccupati del danno che la sfilata di due ore provochi ai loro profitti, sono davvero da ammirare: smentiscono l’adagio secondo il quale ‘pecunia non olet’.

Dimenticando che chi partecipa alla sfilata è anche consumatrice e consumatore questi geniacci del marketing sono incuranti dell’impatto negativo delle loro rimostranze sul pubblico che invece è d’accordo con il Pride, e che quindi potrà valutare se comprare da loro o meno, d’ora in poi. E poi dicono che Genova è una città di gente che pensa solo ai soldi…

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