Sprechi alimentari e social eating. Gli studenti del liceo linguistico – al traguardo della seconda prova dell’esame di Stato, nella quale al Classico è stata proposta la versione di Tacito (leggi il commento del latinista Leopoldo Gamberale) – si sono trovati davanti agli occhi un tema che, mai come quest’anno, tocca tutti da vicino. La traccia di attualità, infatti, è tratta da un articolo di Athlyn Cathcart-Keays, giornalista del Guardian, dal titolo piuttosto eloquente: “In Nottingham, one woman is fighting food poverty with ‘social eating’. Il pezzo racconta l’esperienza di Marsha Smith, una cittadina inglese che va a raccogliere tutti quegli alimenti che i supermercati butterebbero e li cucina per le persone più bisognose. Gli studenti sono tenuti a leggere il testo e ad analizzarlo rispondendo in forma scritta ad alcune domande.

Ma le decine di migliaia di ragazzi del liceo linguistico potevano aspettarsi una traccia di questo tipo? Lo abbiamo chiesto a Francesca Orestano, docente di Letteratura Inglese all’Università Statale di Milano: “Se hanno un docente in classe con cui leggono regolarmente i giornali inglesi, allora può essere un’ottima soluzione, anche perché la questione del social eating ci tocca tutti da vicino, soprattutto quest’anno con l’occasione dell’Expo”, racconta. Ma c’è un però: “Non mi risulta che lo studente italiano medio del liceo legga il Guardian, non lo fanno nemmeno gli universitari”, spiega.

Secondo Orestano, comunque, l’argomento trattato è in piena continuità con quelli proposti durante la prima prova: “Da Malala alla strage del Mediterraneo, quest’anno c’è stato un trend fortemente legato all’attualità”. E niente è più attuale di un tema che ha portato anche Papa Francesco a dire: “Basta con gli sprechi alimentari, il cibo buttato via è rubato ai poveri”.

I maturandi hanno modo di fare una riflessione su un argomento importante, ma così non si rischia di mettere da parte l’imponente studio della letteratura inglese, che occupa l’intera durata dei cinque anni? “Sì, senza dubbio – ammette la docente -, leggendo l’articolo del Guardian non emergono riferimenti ad autori inglesi che invece si sono occupati di questo argomento”. Primo tra tutti, Charles Dickens: “In Oliver Twist e in altre opere ha descritto a lungo le cucine per poveri, ma la traccia non stimola questo tipo di riflessioni ”.

La commistione tra letteratura e attualità è importante, ma non bisogna dimenticarci da dove veniamo: “Oggi nelle scuole superiori molti docenti insegnano letteratura e cultura – spiega -, ed è un aspetto importantissimo, perché questi studi non sono un campo puro e intoccabile, anzi, devono sporcarsi le mani con il presente”. Tuttavia in questo modo rischiamo di limitarci a un’analisi superficiale dell’attualità: “In questa traccia si è privilegiato l’ambito della cultura contemporanea, facendo una scelta a sfavore dell’eredità letteraria”, ammette la Orestano.

Ma cimentandosi in un articolo di giornale non diminuiscono anche le difficoltà legate alla lingua scritta? “Sì, però questo non è un fatto legato solo alla contemporaneità – spiega –, anche i romanzi di Frances Hodgson Burnett, scritti alla fine del 1800, sono di facile comprensione perché sono scritti in un inglese molto nitido”. Non funziona così per tutti gli autori però: “In una scala di difficoltà metto al primo posto Dickens, a metà classifica Scott Fitzgerald e alla fine i romanzi di Tolkien”.

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