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Asili nido, è emergenza personale: mancano tremila educatori. E le strutture create col Pnrr rischiano di non aprire

La denuncia dell'associazione di categoria: carico di lavoro, obbligo di laurea e retribuzioni basse allontanano dalla professione. "Servono sgravi fiscali per alzare gli stipendi"
Asili nido, è emergenza personale: mancano tremila educatori. E le strutture create col Pnrr rischiano di non aprire
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Sos personale per gli asili nido. Le strutture realizzate con il Pnrr rischiano di non aprire a causa della mancanza di insegnanti. A lanciare l’allarme è Assonidi, l’associazione di categoria aderente a Confcommercio che raggruppa le strutture private. Sono loro, infatti, a far la parte del leone nel nostro Paese per l’educazione dei bambini fino a tre anni: secondo l’Istat, nell’anno educativo 2023/2024 solo un terzo dell’offerta era a titolarità pubblica, mentre due terzi operavano privatamente o in convenzione con i Comuni. Il problema della carenza di educatori, tuttavia, è trasversale. A detta di Assonidi, nel Paese ne mancano tremila tra pubblico e privato. Una situazione insostenibile causata dalla rigidità dei numeri chiusi della formazione universitaria, dalla richiesta di un titolo di laurea triennale a fronte di stipendi poco allettanti, dal mancato riconoscimento di alcune competenze e da un carico di lavoro sempre più grave. Secondo l’Istat, otto nidi (oltre le sezioni primavera) su dieci hanno avuto bisogno di assumere educatori, ma nel 40% dei casi hanno avuto difficoltà “gravi o gravissime”.

A spiegare la radice del problema è la presidente di Assonidi, Federica Ortalli: “Dal 2017 è necessario essere in possesso della laurea triennale in Scienze dell’educazione, mentre in precedenza bastava un diploma e un attestato di puericultura. Ad affrontare questo percorso, per poi lavorare 32 ore la settimana con uno stipendio di circa 1.400 euro (nel pubblico sono un po’ più alti, ndr) sono sempre meno persone”. Peraltro, secondo la numero uno della categoria, la formazione attuale sforna educatori con poca esperienza pratica. I nidi, tuttavia, dovrebbero avere un educatore ogni otto bambini: una richiesta che non è facile assecondare, soprattutto quando il personale si ammala. Ortalli non ha solo critiche, ma anche qualche soluzione da proporre al governo: “Penso, ad esempio agli sgravi fiscali che potremmo avere. Non abbiamo bisogno di bonus o voucher, ma di soluzioni sistematiche che ci permettano di alzare lo stipendio dei nostri dipendenti e rendere questo mestiere più appetibile”.

A causa della carenza di personale, Assonidi registra sempre più chiusure, e anche le strutture realizzate con i fondi del Pnrr rischiano di avere problemi. “Una ricerca della Fondazione Agnelli dice che se realizzassimo tutti i posti previsti dal Pnrr senza una strategia nazionale sul personale, nei prossimi anni avremo bisogno di circa 25mila educatori che il sistema universitario e il mercato del lavoro non sono in grado di fornire”, sottolinea Ortalli. Ad oggi, infatti, solo in Lombardia e Liguria ne mancano 1.500. Altra proposta della presidente: “Si potrebbe aprire la possibilità di lavorare nel settore 0-3 anche agli psicomotricisti, che hanno sicuramente delle competenze adeguate”. Richeste più volte formulate al governo, senza avere alcuna risposta.

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