“E’ il momento più difficile e più affascinante dell’intera legislatura”. Matteo Renzi parla all’assemblea dei deputati Pd il giorno dopo i ballottaggi delle elezioni comunali e dopo che nelle scorse ore è iniziato il mea culpa nelle fila del partito per la battuta d’arresto elettorale. Sono lontani i tempi dei trionfi e del partito che domina alle urne, e per la prima volta il presidente del Consiglio parla di “difficoltà”. I parlamentari sono riuniti per eleggere Ettore Rosato, nuovo capogruppo al posto del dimissionario Roberto Speranza, ma Renzi affronta anche la situazione del partito che sembra sfuggirgli sempre più dalle mani e delle riforme in discussione nei prossimi giorni. “Questa legislatura”, dice, “che finirà nel 2018, fa venire i brividi e le vertigini”. Il segretario Pd è convinto che non si andrà a elezioni anticipate, ma come ha fatto sapere nelle scorse ore, pensa che qualcosa nella strategia debba cambiare: meno primarie e più scelte dall’alto per tornare al “Renzi 1” e salutare quello che lui stesso ha definito “Renzi 2”.

Uno dei primi momenti di confronto per i democratici è proprio sulla scelta del nuovo capogruppo a Montecitorio. Il segretario propone il vicecapogruppo Ettore Rosato, la cui elezione viene annunciata in serata: 239 preferenze su 291 votanti (309 totali). La decisione era stata rimandata a dopo il risultato delle elezioni Regionali e secondo Renzi proprio Rosato può garantire continuità al gruppo. Il deputato dovrà prendere il posto del bersaniano Speranza che aveva lasciato il suo ruolo in polemica con la gestione del partito e la decisione di mettere la fiducia sulla legge elettorale.

“Rosato ha le caratteristiche”, dice il segretario Pd, “per guidare il gruppo più grande della storia della Repubblica. Ha lavorato per il gruppo e con il gruppo in questi anni”. Renzi ringrazia poi l’esponente della minoranza Pd Speranza, con il quale è sempre stato in buoni rapporti: “Grazie anche se non ho condiviso la scelta di dimettersi”. E aggiunge: “Per fare le riforme (dal ddl Costituzionale alla Scuola, passando per la delega fiscale) occorre che il gruppo abbia la possibilità di riconoscersi in una leadership forte come quella naturale di Ettore Rosato. Ci sono due opzioni o mettere mano al partito e al gruppo o andare verso la naturalezza della candidatura di Rosato”.

Il deputato di Trieste, ex democristiano e sottosegretario all’Interno nel governo Prodi, è stato tesoriere e segretario del partito. Convertito al renzismo, ha ricoperto il ruolo di capogruppo vicario dopo il passo indietro di Speranza e ha convinto il presidente del Consiglio per la sua fedeltà nella gestione dei parlamentari. “L’orizzonte è il 2018”, dice Rosato presentando la sua candidatura, “e il nostro percorso è ancora lungo e faticoso. Sento come mio il calendario fatto da Renzi. Nel gruppo ognuno deve sentirsi a casa sua. Si deve dare importanza al confronto per ottenere questo risultato”.

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