Cacciari lo chiama il “suicidio perfetto”. Guerini ammette che la sconfitta “brucia”. Renzi ancora non si sente, ma i retroscena dei giornali lo danno almeno consapevole della caduta ma con responsabilità da ricercare altrove. Ci sono molti segnali che, dopo i ballottaggi delle Comunali, fanno suonare la sirena perché questa volta ha perso davvero tutto il Pd. Il crollo rovinoso di Venezia con Felice Casson vincitore delle primarie e alfiere della sinistra Pd, la resa ad Arezzo (democristiana e boschiana), la demolizione del sindaco uscente di Nuoro Alessandro Bianchi travolto dal rivale sostenuto da liste civiche e Partito Sardo d’Azione, la bocciatura di un altro primo cittadino in carica, Salvatore Adduce, a Matera. E poi lo 0-3 in Toscana (il Pd ha perso anche Viareggio e Pietrasanta, in Versilia) e lo 0-5 in Veneto (Portogruaro, Castelfranco Veneto, Rovigo e Lonigo le altre sconfitte), segno che non era tutta colpa di Alessandra Moretti alle Regionali e forse non è tutta colpa di Casson oggi.

Guerini: “Sconfitte che bruciano”
Per il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini “dai ballottaggi vengono risultati con luci e ombre. L’analisi puntuale conferma che il Pd è nettamente il primo partito in Italia anche nel numero dei sindaci, ma non è sufficiente a farci brindare” e “giudicare positivo il risultato”. “Brucia la sconfitta di Venezia come quelle di città importanti quali Arezzo, Fermo, Matera, Nuoro”, sottolinea Guerini. “Aver riconquistato città simbolo come Mantova o Trani o confermato buoni amministratori a partire da Lecco non è sufficiente a giudicare positivo questo risultato”.

Cacciari: “E’ stato il suicidio perfetto”
“E’ stato il perfetto suicidio” dice Massimo Cacciari, per anni sindaco di Venezia. Un “perfetto suicidio” rileva Cacciari nato dall’errore sulla scelta della persona. “Ho predicato invano per un anno – dice all’Ansa – che quella che si andava profilando era una candidatura rischiosa”. “Nulla da dire sulla figura di Felice Casson – sottolinea – persona onesta ma che non aveva la capacità intrinseca di intercettare voti. E nulla centra sul risultato lo scandalo Mose perché se l’elettorato avesse dovuto guardare a quello avremmo preso l’1% ad essere generosi”. “E’ stato sbagliato il candidato – ribadisce -, ho provato a dirlo a Felice e poi a tutti gli altri, ma non c’è stato verso. Mentre dicevo che bisognava cambiare, rinnovare e mettere in campo forze giovani si è andati a quelle primarie che si sono dimostrate oscene”. Ora per Cacciari “bisogna ripartire con gente nuova, fuori ‘quadro’, guardiamo chi è entrato in consiglio a quelli che sono nelle municipalità sperando che lavorino uniti per far ripartire il centro sinistra anche se sarà una stagione lunga e faticosa”. “I vecchi – conclude Cacciari -, come avevo già fatto io, se ne stiano a casa”.

Salvini: “Renzi, stiamo arrivando”
Il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio la butta in corner: “I risultati sono a macchia di leopardo, in alcune città vince il centrosinistra, in altre il centrodestra. E’ la politica, sono le scelte dei cittadini. L’unica cosa che mi preoccupa è l’astensionismo”. Ma il segretario della Lega Nord Matteo Salvini esulta: “L’alternativa a Renzi si avvicina – dice a Radio Padania – perché la sua poltrona traballa e inizia ad avere a paura”. Salvini legge come un segnale significativo la sconfitta del centrosinistra ad Arezzo, “la città del ministro Boschi”, dove il governo avrebbe preso “un bello sberlone”. “Ha voglia Renzi a dire che la sconfitta non è colpa sua… Se parliamo di Arezzo, ci accorgiamo che qua di impossibile non c’è più nulla”.

Alfano: “Si può arrivare al ballottaggio senza Lega”
Nel frattempo comincia a suonare la fanfara del centrodestra, in particolare l’ala governativa. C’è per esempio la gara a intestarsi il successo di Luigi Brugnaro, a Venezia. “Io sono l’unico esponente del centrodestra che il nuovo sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha incontrato prima delle elezioni” rivendica Angelino Alfano. “Venezia – aggiunge – dimostra che si può arrivare al ballottaggio senza Salvini e poi lui si aggrega”. Per Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e sottosegretario all’Economia, “a Venezia non ha perso il Governo e non ha vinto il centrodestra. Ha perso, meritatamente, il Pd veneziano che si è arroccato a sinistra e soprattutto che aveva fallito in città, come per altro aveva riconosciuto pubblicamente in campagna elettorale anche Renzi”. Per Maurizio Sacconi Brugnaro “vince al centro”.  “Le vittorie a Venezia, Arezzo, Lamezia Terme, Gioia Tauro e in tanti altri comuni – afferma Altero Matteoli – riprovano che il centrodestra unito vince e che Renzi non è imbattibile.

L’ex Orsoni: “Passaggio epocale”
Brugnaro sindaco, per l’ex sindaco Giorgio Orsoni, dimesso per essere finito ai domiciliari durante l’inchiesta Mose, “è senza dubbio un passaggio epocale”. “La città – dichiara al Corriere della Sera – che si è sempre vantata di essere governata dalla sinistra, si trova di fronte a questa novità assoluta. Io non la vivo come uno smacco. Anzi: penso che l’alternanza sia l’ essenza della democrazia”.