“Le figure che correvano sulla spiaggia non erano state identificate come bambini” che giocavano a pallone, ma erano state scambiate per miliziani armati di Hamas. Con queste parole gli investigatori dell’esercito israeliano, dopo mesi di indagini, hanno archiviato la morte dei quattro cugini Bakr. Nessun colpevole, nessun processo, solo delle morti “tragiche” ha detto il colonello Peter Lerner, portavoce dell’Idf (Israel Defence Force).

Il 16 luglio 2014, dopo una settimana dall’inizio dei bombardamenti di Margine Protettivo, l’operazione militare israeliana su Gaza, si contavano già oltre 200 morti palestinesi. Nel pomeriggio i quattro ragazzini, tre fratelli e un cugino, si trovavano sulla spiaggia davanti agli hotel dove era alloggiata tutta la stampa internazionale. La prima esplosione ha colpito un container, uno dei bambini muore sul colpo, gli altri tre corrono verso le terrazze degli alberghi. L’aviazione lancia un secondo razzo. Ismail, Mohammed, Zakaria, Ahed, tutti tra i 10 e gli 11 anni, muoiono prima che arrivino i soccorsi. Le televisioni di tutto il mondo avevano ripreso i loro corpi mentre venivano caricati sulle ambulanze. Pochi giorni dopo la strage avvenuta sulla spiaggia anche la casa della famiglia Bakr, che si trova a pochi passi dal porto, viene bombardata dall’aviazione. A settembre, dopo forti pressioni internazionali, l’esercito israeliano apre un fascicolo sulla morte dei quattro bambini.
Secondo la ricostruzione degli investigatori dell’Idf il container vicino al quale si trovavano i cugini Bakr era “in un’area utilizzata esclusivamente dai miliziani”. Dopo aver identificato i bambini come militanti di Hamas è stata presa “la decisione di colpire il container, sono state chieste le autorizzazioni ed è stato fatto un controllo per garantire che non ci fossero civili nell’area”. Chiuse le indagini la polizia militare ha archiviato per “un errore d’identità”, non perseguibile penalmente.
La procura militare israeliana ha annunciato di aver aperto altre tre inchieste per altrettanti incidenti avvenuti nella Striscia di Gaza la scorsa estate durante Margine Protettivo. Due di queste indagini sono nate dalle dichiarazioni rese da alcuni soldati a Breaking the Silence, associazione di ex militari che denunciano i soprusi dell’esercito nei confronti dei civili palestinesi. In entrambi i casi presi in considerazione dalla corte militare israeliana un ufficiale avrebbe ordinato di sparare su obbietti casuali “per uccidere il più possibile”. Il comando sarebbe stato dato per ricordare dei commilitoni morti dei quali si stava celebrando il funerale. La terza indagine si occupa invece del bombardamento di una caffetteria a Khan Younis, seconda città della Striscia, nella quale stavano trasmettendo una partita della Coppa del Mondo. Nove persone persero la vita in quell’offensiva e secondo il magistrato “è ragionevole pensare che l’attacco sia stato portato avanti senza l’osservanza delle regole d’ingaggio dell’Idf”.
Da gennaio anche la Corte penale Internazionale sta conducendo un’inchiesta per accertare se a Gaza sono stati commessi crimini di guerra. In questo caso sul banco degli imputati ci saranno anche Hamas e altri gruppi palestinesi, responsabili del lancio di razzi sulle città israeliane. Nei bombardamenti di Margine Protettivo sono morti quasi 2200 palestinesi, 1400 erano civili, di cui 500 bambini. Le vittime israeliane del conflitto sono state 72, di questi 66 erano soldati.
@cosimocaridi
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