Come volevasi dimostrare. In tema di trasparenza, a proposito delle fondazioni politiche, di strada ne abbiamo ancora tanta da fare.

Quando parli con i promotori e animatori di questi think tank ricevi le più ampie rassicurazioni sulla totale trasparenza dei finanziamenti che le tengono in vita. Essendo un nervo scoperto della politica italiana, vedi tangentopoli e lo stillicidio continuo degli episodi di corruzione,  ci tengono a mostrare la massima disponibilità a fornire i dati necessari.

Con Nello Trocchia siamo andati a fare una verifica sul campo a proposito di una delle fondazioni più attive e famose: Italianieuropei. Lo abbiamo fatto alla luce dell’affermazione a cui il presidente Massimo D’Alema si era lasciato andare in tv sulla disponibilità pressoché totale (90 per cento, aveva assicurato lui) della lista dei finanziatori della sua creatura. I risultati potete leggerli nell’articolo.

Qui, ancora una volta, dobbiamo ribadire: occorrre una legge seria su queste fondazioni. Una legge che davvero le obblighi a depositare nelle sedi deputate, prefetture in questo caso, tutta la documentazione sulle attività che svolgono e  soprattutto sull’identità di chi le foraggia.

Quella che su questo tema sta andando avanti da troppo tempo è una vera presa in giro a danno dei cittadini. Nelle prefetture italiane, tranne qualche raro caso, i responsabili delle fondazione depositano al massimo solo statuti, atti di costituzione e qualche bilancio. Per il resto, buio assoluto.

Così, mentre si assicura e si sbandiera trasparenza attraverso regole innovative, come fa il ministro Maria Elena Boschi, il sistema politico va avanti nella più assoluta opacità. L’esatto contrario di quello che serve alla nostra democrazia e alla nostra classe politica per riconquistare un minimo di credibilità agli occhi degli elettori esausti

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