C’è un italiano tra le sette vittime del disastro ferroviario di Philadelphia. Si tratta di Giuseppe Piras, di 41 anni, commerciante di vino e olio di Ittiri (Sassari). Si trovava negli Stati Uniti per lavoro e per raggiungere alcune attività commerciali aveva preso il treno dell’Amtrak, deragliato alle porte della città. “Ieri ha preso quel treno per non arrivare tardi a un appuntamento di lavoro – raccontano alcuni compaesani – dopo aver perso l’aereo che lo avrebbe portato a destinazione. Una tragica fatalità che gli è costata la vita”. Pochi minuti prima di salire su quel treno Giuseppe Piras aveva parlato al telefono con il padre Luigino.

La famiglia di Piras è molto conosciuta a Ittiri dove ha un frantoio con oleificio mentre il padre ha gestito un bar proprio davanti al municipio.

Secondo il National Transportation Safety Board, l’ente Usa per la sicurezza dei trasporti, a causare l’incidente è stata senza dubbio la velocità eccessiva: in quel tratto il treno andava a circa 160 chilometri orari, invece degli 80 consentiti.

La Casa Bianca a sua volta accusa i repubblicani di aver bloccato i fondi per ristrutturare la rete dell’Amtrak. Il presidente Barack Obama aveva proposto di incrementare le risorse di un miliardo di dollari, portandole a 2,45 miliardi, mentre il bilancio presentato dalla destra, ha sottolineato il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, prevede un taglio di 252 milioni di dollari.

Ma Obama oggi non vuole polemizzare. Questa “è una tragedia che tocca tutti noi”, ha affermato, ringraziando al tempo stesso i pompieri, la polizia e il personale medico che ha lavorato per salvare vite. Rapidamente, sul posto sono arrivati centinaia di pompieri e di polizia. E in poche ore l’Fbi ha annunciato che in base alle prime indagini “non ci sono prove che si sia trattato di un atto criminoso”.

In base ai risultati delle prime indagini, il treno è uscito dai binari mentre affrontava una curva. Si è piegato improvvisamente da un lato ed è deragliato. All’interno delle carrozze si è scatenato l’inferno e nell’urto decine di persone sono state scaraventate una sull’altra, e centinaia di oggetti vari, come telefoni o computer o valige, sono stati catapultati ovunque, come hanno raccontato alcuni dei sopravvissuti, molti dei quali emersi dai rottami, coperti di sangue e sotto choc, ma comunque sulle loro gambe.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Repubblica Democratica del Congo: la sicurezza alimentare è sempre più lontana

prev
Articolo Successivo

Regno Unito, rivolta anti-Farage nell’Ukip: “Concorra per la leadership del partito”

next