Sabato Ulisse è andato a Napoli per mettere insieme una puntata senza pretese che tuttavia ha conseguito un ottimo risultato d’ascolto. Il destinatario sembrava essere quel ceto medio turisteggiante che da Oklahoma City a Pechino, da Mosca a Berlino va in cerca di itinerari interessanti, di cose da “vedere”, più che di situazioni da capire.

Comunque: missione compiuta! Qualche viaggiatore verso la capitale del Regno delle due Sicilie sicuramente Alberto Angela l’ha mosso: il Cristo velato, le stregonerie del Sanseverino, la vista da San Martino e da Posillipo, la Napoli sotterranea con l’aggiunta a sorpresa della immaginifica metropolitana. Per non dire della pizza. Anche il pubblico ha corrisposto entusiasta con 300 mila spettatori in più (la metà in Campania) rispetto al sabato precedente in cui si parlava di come, da 0 a 2 anni cominciamo ad aggiustarci al mondo (o ad aggiustarcelo).

Insomma, una puntata-cartolina che scorreva via senza problemi, ma che pareva insipida a chi l’oggetto-Napoli bene o male lo conosce mentre sarebbe assai grato a chi si accingesse all’immane compito di esplorare la Napoli-soggetto, mantenendo il linguaggio più adatto al grande pubblico generalista, non importa se del libro o della televisione. Per quanto ne sappiamo, solo Roberto Saviano con Gomorra di quel “soggetto” ha restituito alcuni tratti, i più legati alle bande “glocal” come le abbiamo ritrovate nella serie televisiva trasmessa da Sky. Ma una città non è solo la imprenditoria criminale grande e piccola che esprime. C’è di meglio e di peggio: il ceto medio commerciale e impiegatizio, il mondo dei professionisti e delle imprese, la – diciamo – borghesia sempre a caccia di stipendi e quella che non dipende dalla spesa pubblica. E gli artisti e i guitti che vengono fuori da tutto il retroterra.

Cosa muove questi mondi? Quanto l’uno presuppone l’altro? Quanto il tutto contribuisce a fare di Napoli un ammasso di diamanti e carboni (fatti peraltro della stessa materia)? A occhio e croce, al tentare di rispondere a queste domande si associa facilmente il nerbo editoriale di una rinfrescata tv di Servizio Pubblico. Magari convertendo molte delle sue energie dalla fabbrica di notiziari sempre incombenti, che al tempo di internet sono assai demodé, a favore di operazioni di scavo. Quelle che servono ad afferrare le cose e a dare sostanza all’“educare, divertire, informare”. Che altrimenti si ridurrebbe a una pizza senza sapore.

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