La storia del marziano che atterra a Villa Borghese, suscitando tra i romani un clamore che con l’abitudine, si trasforma in indifferenza, ci è sempre parsa alla base del Maurizio Costanzo Show. Qualcuno potrà pensare l’opposto, e cioè che quella sia stata la fucina di molti passaggi dall’anonimato alla celebrità. È vero. Ma noi vedevamo invece l’essenza del format nel rivelare la macchietta cui ognuno, a guardar bene, può essere ricondotto. Qualcosa di già visto, come un marziano invecchiato tra di noi.

Questa congrega di marziani ha popolato per lustri la seconda serata di Canale5, con gli ospiti che si scaldavano e torcevano il collo verso l’unico “eroe”, il puparo che tirava i fili del casting, della scaletta, della conduzione. Tutti, tranne lui, ci sembravano protagonisti anonimi. Tant’è che Sgarbi, abbastanza scaltro per capire il giochetto, fin dai suoi primi urli all’MCS (risalenti ai primi anni ’90, se non sbagliamo) ha lavorato non per l’impossibile impresa di sfuggire al ruolo che la situazione gli assegnava, ma per esaltarne al massimo i caratteri e, urlo dopo urlo, estenderla alla politica (altro puparo, stesso pubblico).

Del resto la politica è il territorio culturalmente più contiguo alla televisione e lo stesso Costanzo, puparo non solo in studio, deve averne risalito qualche filo e conosciuto vari anfratti. Fino al capolavoro di riuscire a superare la crisi di credibilità dei primi anni ’80 (la sua iscrizione alla P2, registrata al rigo precedente a quella di Berlusconi) che, parlando di giornalisti, avrebbe steso un elefante.

Eroe dei due mondi, politica e tv, di Costanzo alcuni sussurravano come del “Cuccia della tv”. Cuccia è stato il banchiere che da Mediobanca intrecciava il “capitalismo di relazione”, in cui “nemici acerrimi” si stringevano la mano; Costanzo, se il paragone è fondato, sarebbe uno dei principali costruttori del duopolio, con i due pseudo concorrenti impegnati più che altro a tenersi bordone. Non sappiamo se sia vero. Ma culturalmente ci pare che gli somigli.

Qualche ruolo, essendo ormai da tempo un riconosciuto principe della tv, deve averlo avuto in particolare con la cosiddetta fine della Prima Repubblica, quando le residue leadership della politica italiana si accorsero, nel confronto con Berlusconi, di non capire nulla di comunicazione. E tutti corsero a cercare un mentore che li svezzasse al rapporto con gli spettatori-elettori. Qui, di certo, Costanzo deve averne educati molti.

E molti ancora, siamo certi, è pronto ad educarne, visto che c’è stata la rottamazione e non scarseggiano i giovani virgulti cui accudire. Così è risceso in campo, e anche in buona forma e in prima serata, sia pure su Rete Quattro (e comunque con un buon risultato, superiore al 5%). Contando, per gli esordi, sulla fedeltà e la riconoscenza di Sgarbi, ricorso a urlarci dentro, stavolta contro il suo stesso figlio, ormai cresciuto. Il tempo passa per tutti, pupi e pupari.

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