Una piccola sentenza Bosman. Piccola nel senso che interessa il calcio giovanile, per il resto di portata quasi identica, destinata a riscrivere le regole del calcio. Per lo meno in Italia. Accade a Verbania, dove un giudice ha considerato nullo il contratto firmato da un calciatore minorenne con una società perché manca l’autorizzazione del giudice tutelare. A questo punto salterebbe il famoso “vincolo” – da molti deprecato, in primis dall’Assocalciatori, e di cui è invece strenuo difensore il nuovo presidente della Lnd (Lega Nazionale Dilettanti) Felice Belloli – e potrebbero non essere più validi decine di migliaia di tesseramenti di calciatori minorenni in tutto il Paese. Per questo Belloli definisce la sentenza “deleteria” e annuncia di avere dato mandato ai suoi legali “di affrontare una decisione orientata a sconvolgere, in modo deleterio, il mondo dei settori giovanili del calcio nazionale mettendo a rischio migliaia di tesseramenti”.

Lo stesso Belloli attacca: “La sentenza di Verbania è fortemente impattante per l’intero sport giovanile italiano. E a questo proposito chiederemo l’intervento del Coni così come, nello specifico della nostra disciplina, affronteremo la questione insieme alla Figc”. C’è da dire, infatti, che se questa sentenza diventasse giurisprudenziale, da un lato si otterrebbe la naturale libertà di rescissione del contratto consentita altrove, dall’altra però salterebbero i premi valorizzazione, che le società più importanti sono costrette a pagare alle piccole società che hanno cresciuto il calciatore. Con danni per l’intero sistema dei Dilettanti. Ma cos’è successo, nello specifico? E’ accaduto che nel 2011 un giovane calciatore ha firmato un contratto con la Virtus Villadossola. Era minorenne, e secondo il regolamento della Lnd (Lega Nazionale Dilettanti) la società è proprietaria del cartellino fino ai 25 anni di età, per via del vincolo.

“I calciatori ‘giovani’ dal 14mo anno di età anagraficamente compiuto possono assumere con la società della Lnd per la quale sono già tesserati, vincolo di tesseramento sino al termine della stagione sportiva entro la quale abbiano anagraficamente compiuto il 25mo anno di età, acquisendo la qualifica di ‘giovani dilettanti’”, recita infatti l’art. 32 delle Noif (Norme organizzative Interne della Figc). Nel caso specifico però, la società l’anno successivo non si è iscritta al campionato – come ha riportato La Gazzetta dello Sport – e quindi i giovani calciatori per andare a giocare in un’altra società avrebbero dovuto ricomprarsi il cartellino. E’ qui che la famiglia del ragazzo si è opposta, e si è rivolta al giudice di Pace.

Il giudice ha stabilito che il contratto di un giovane calciatore non è “ordinaria amministrazione”, come l’ha sempre ritenuto la Lnd, ma “straordinaria amministrazione” e pertanto, oltre alla firma in calce come garanzia dei due genitori, è necessaria anche l’autorizzazione del giudice tutelare. Altrimenti il contratto è da non ritenersi valido. La sentenza di primo grado è poi confermata in appello dal giudice Mauro D’Urso del Tribunale Civile di Verbania. Il contratto è da ritenersi nullo. E con esso, per estensione, tutti i contratti in essere e già firmati senza l’autorizzazione del giudice tutelare. A questo punto sono da considerarsi non validi decine di migliaia di contratti già firmati. Come un giudice in Lussemburgo garantì lo svincolo ai calciatori europei nella sentenza Bosman, un giudice a Verbania permetterà a tutti questi ragazzi di svincolarsi al termine della stagione.

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