L’importanza dei terzini nel possesso e nel blocco alto: così la Spagna ha nascosto la palla alla Francia e ha dominato la semifinale | L’analisi
Arriba España. Una partita dominata contro pronostico, anche se alla fine la differenza l’hanno fatta i terzini. A dirla così, per una semifinale mondiale, fra due grandi nazionali e con quel po’ di talento in campo, suona male. Ma è la verità. Da una parte, Pedro Porro, scelto come MVP del match, giustamente, per una volta, autore del 2-0 che ha sostanzialmente chiuso i conti, dopo che in precedenza era stato non solo impeccabile nel disinnescare prima Barcola e poi Doué, ma sempre pronto a spingere e a partecipare alla manovra e al giro palla dei suoi. E, sul versante opposto, Cucurella, una roccia, sia nel presidiare la fascia sia, in caso di necessità e quando arretrava l’ala tattica Baena, nell’aggiungersi ai difensori centrali per chiudere ogni varco. Dall’altra parte, Digne: si sapeva che era uno dei pochi punti deboli della Francia, ma finora almeno non aveva commesso errori clamorosi come quello che ha messo subito in salita il pomeriggio francese. Il suo colpo di testa sbilenco su un traversone innocuo e poi il calcione rifilato a Lamine Yamal che si stava avventando sulla palla hanno provocato l’inevitabile rigore rompi-equilibri.
È stata, a sorpresa. una gara a senso unico. La vittoria dell’organizzazione di gioco sulle grandi qualità individuali, il “trucco” è stato nascondere il pallone agli assi dell’attacco francese. La Francia non hai saputo disinnescare il blocco alto della Spagna. In Italia si parla molto, e con una certa simpatia, di blocco basso, la versione contemporanea di catenaccio e contropiede. La bravura della squadra di De la Fuente consiste invece nel mantenersi compatta nella metà campo avversaria, garantendosi così costantemente il controllo della gara, con una linea difensiva altissima e il portiere spessissimo molto fuori dalla sua area di rigore. I francesi, soprattutto nel primo tempo, hanno cercato di inserirsi nelle linee di passaggio degli spagnoli per ribaltare l’azione e attaccare subito la profondità. Ma erano quasi sempre messi fuori tempo dall’abilità nel palleggio di Rodri e compagni e quelle poche volte che riuscivano a riconquistare palla poi finivano regolarmente in fuorigioco per la capacità dei difensori, magistralmente guidati da un eccellente Laporte, di fare un passo avanti, alzando ulteriormente la linea. Il dato più clamoroso della partita è forse quello dei tiri in porta: fino all’81esimo la Francia non ne ha fatto neppure uno.
La Spagna non ha avuto nemmeno bisogno del migliore Yamal. Sì, è stato decisivo nell’episodio determinante del rigore, per la prontezza con cui si è gettato sul rinvio sbilenco di Digne e poi la sua prova è stata comunque positiva. Però di non esser ancora al 100% della condizione lo ha dimostrato quando, dopo un errore in disimpegno di Maignan, liberato davanti al portiere da un sensazionale colpo di tacco di Dani Olmo, anziché tirare ha preferito mettere indietro per Oyarzabal che, pressato, ha messo fuori di poco. Poteva essere il 2-0 ancor prima di metà gara. È stato sempre al servizio della squadra, Lamine, ma senza quelle giocate magiche che fin da ragazzino lo hanno portato al centro dell’attenzione del mondo. Le prodezze tecniche che trasformano il possesso palla in azioni da gol sono invece sono arrivate proprio da Dani Olmo, compresa, prima per importanza, la chiusura del triangolo con cui ha spianato a Pedro Porro la strada verso il raddoppio.
Deschamps chiude così la sua lunga era alla guida della nazionale – ci sarà ancora la finale per il terzo posto, per quello che conta – con una sconfitta piuttosto brutta. Perché inattesa e perché arrivata contro la sua bestia nera. Negli ultimi anni il ct francese non ha mai trovato un modo per disarticolare la struttura, riconosciuta e riconoscibile, della Spagna. Si è fatto sempre incartare, dimostrandosi più un selezionatore degli uomini migliori capace di impiegarli al loro posto per cercare di farli rendere al massimo, che non un allenatore capace di aggiungere qualcosa alle qualità individuali. In passato, è stato anche accusato di eccessivo difensivismo, ma non è così, la Francia di questi Mondiali ha sempre presentato una formazione molto offensiva. È che si adatta agli uomini a disposizione, senza provare ad aggiungere qualcosa di suo. Per togliere sicurezza ai palleggiatori spagnoli, serviva esercitare un pressing più continuo, avere un atteggiamento più aggressivo. Un tipo di gioco che Deschamps non ha mai chiesto ai suoi calciatori e che, senza addestramento specifico, non può essere improvvisato. Ieri poi non si sono neanche accese le stelle: particolarmente deludente Olise, attivo solo a sprazzi Dembélé, annullati Barcola e Doue, Mbappé non è mai stato innescato nel modo giusto e ha finito per essere insufficiente pure lui, nonostante una fantastico diagonale nel finale, che solo un recupero prodigioso di Cucurella ha impedito finisse nell’angolino.
Tutti all’altezza della situazione gli spagnoli, nessuno sotto il 7 in pagella, pur considerando le diverse caratteristiche e il diverso valore assoluto dei singoli, con Rodri tornato il grande direttore d’orchestra che è sempre stato, prima degli infortuni che ne hanno condizionato gli ultimi mesi. Per ribadire quanto l’organizzazione di gioco, l’essere squadra, ha fatto la differenza non è inutile ricordare che il valore della rosa della Francia è di oltre un miliardo e mezzo di euro, mentre quello della Spagna è di un miliardo e 200 milioni. Spagna che adesso, quale che sia la sua avversaria, si presenterà in finale da favorita.