Prendere in mano il settore giovanile dalla Figc, difendere ad ogni costo il vincolo sportivo, ottenere un condono fiscale per le società. Felice Belloli dallo scorso 10 novembre è il nuovo presidente della Lega Nazionale Dilettanti, e ha le idee molto chiare. Classe 1950, originario della provincia di Milano ed ex numero uno del Comitato Lombardia, prende il posto di Carlo Tavecchio, eletto alla presidenza della Figc dopo aver guidato per 15 anni la Lnd. Un cambiamento epocale per un universo lontano dai riflettori del grande calcio ma dal bacino sconfinato di tesserati e appassionati. E che sotto la precedente gestione ha messo su un vero e proprio impero economico, come dimostra anche la splendida sede della Lega, acquistata nel 2009: grande, moderna, centrale nel cuore di Roma, affacciata sulle porte di piazza del Popolo. E molto, molto discussa per la plusvalenza incassata da chi ha venduto alla Lnd. È qui che il nuovo grande capo dei Dilettanti ci riceve e parla con ilfattoquotidiano.it, per la prima volta in maniera dettagliata, del passato, presente e futuro del suo mondo.

Presidente, Carlo Tavecchio per 15 anni è stato il “padre-padrone” dei dilettanti. È un’eredità pesante?
Senza dubbio: di Tavecchio sono state dette tante cose, ma qui ha fatto un lavoro straordinario: quando è arrivato nel ’99 non c’era nulla, oggi lascia un’organizzazione e un patrimonio invidiabili. Ma è un cambiamento solo di uomini, non di spirito: la Lega era e resterà forte.

Parliamo di un patrimonio di circa 100 milioni di euro. Non è un po’ contraddittorio che la Lega dei dilettanti sia così ricca?
E perché mai? Questa sede, come le altre sul territorio, sono un servizio che offriamo al nostro mondo, il migliore possibile. Piuttosto che distribuire contribuiti a pioggia che divisi per migliaia di società sarebbero diventati pochi euro, meglio fornire delle strutture che danno riferimento, rappresentanza, prestigio.

Quali sono i tre obiettivi principali del suo mandato?
Sono tanti. In prima battuta direi rimodulare l’attività giovanile nelle scuole, che così a mio parere non ha senso. Difendere il vincolo sportivo, che non si tocca. E poi serve una sanatoria fiscale per le nostre società: troppe sono in difficoltà per delle stupidaggini.

Intende un condono?
Sì. Siamo dei dilettanti, subiamo troppi controlli e ci vengono contestate della anomalie burocratiche irrilevanti. Una società non può perdere il regime agevolato e scomparire perché manca un verbale di una riunione. Ci sono tanti casi del genere, specie al nord. Facciamo una sanatoria, chiariamo le regole e ripartiamo da zero. Poi ovviamente i controlli servono e le tasse vanno pagate, nessuno lo discute.

Anche il costo del cartellino (circa 60 euro per i dilettanti) pesa tanto sulle società. È possibile ridurlo?
Di questa cifra 31 euro sono di assicurazione, di qui non si scappa. Non posso promettere che li diminuiremo, ma sicuramente verificheremo se ci sono dei margini. Allo studio abbiamo anche un progetto di digitalizzazione e regionalizzazione delle pratiche: svolgere tutti i passaggi in maniera informatica, senza passare più da Roma, potrebbe essere un grande aiuto per le società. Vedremo.

L’Assocalciatori spinge per l’abolizione del vincolo sportivo: la legge può cambiare nei prossimi anni?
Lo dico ora e non lo ripeto più: il vincolo non si tocca, sarebbe la fine per le mie società. Poi io sono qui e ascolto le proposte di tutti, ma non ci sono margini di trattativa (Damiano Tommasi, presidente Aic, è in anticamera e aspetta di incontrare il presidente. Chissà quale sarà la sua reazione, nda).

Altra questione spinosa: il taglio dei fondi Coni al calcio rischia di colpire soprattutto i dilettanti…
Ho sentito delle assurdità a riguardo, ad esempio che le mie società dovrebbero pagare le spese arbitrali. Stiamo scherzando? Non accadrà mai.

E senza contributi pubblici chi le pagherà, allora?
Non è un problema mio, l’ho già detto a Tavecchio. Il pagamento degli arbitri è l’unica forma di finanziamento indiretto che la Figc dà ai dilettanti: noi non possiamo permetterci certe spese, meritiamo di essere tutelati. Comunque porterò in consiglio federale una proposta su dove andare a tagliare, senza colpire i più deboli.

Parlando di arbitri: gli episodi di violenza si moltiplicano. Cosa si può fare?
Onestamente? Poco: abbiamo centinaia di partite ogni domenica, dove spesso non ci sono neppure le forze dell’ordine. È un problema della società italiana, non del mondo del calcio o della Lnd. Noi possiamo solo lavorare sulla prevenzione, sensibilizzando giovani e tesserati. Sperando che basti.

Ha un piano di sviluppo per il calcio femminile, che pure è di competenza della Lnd?
È una nota dolente, un mondo che non riesce a crescere. Il piano di Tavecchio di affiancare una squadra femminile alle grandi società della Serie A è ambizioso ma difficile da realizzare. Penso che anche qui entrare nelle scuole e ripartire dalla base sia l’unica soluzione.

Le scuole tornano spesso nel suo discorso: cosa ha in mente?
Noi vogliamo che il settore giovanile, attualmente di competenza della Figc, passi in carico alla Lega dilettanti. I fatti dimostrano che la federazione da Roma non riesce a incidere, l’attività nelle scuole è quasi nulla, il centralismo ha fallito. Solo noi abbiamo la ramificazione necessaria per operare veramente sul territorio, su base regionale. E con il nostro apparato di volontariato potremmo anche supplire alla carenza di risorse. Presto ne parlerò con Tavecchio.

Alcuni potrebbero non essere d’accordo, la Lnd ha già molto potere. Secondo lei è giusto che i dilettanti contino così tanto?
Assolutamente sì. Delle varie componenti del calcio italiano siamo la Lega che funziona meglio, e abbiamo numeri eccezionali: un milione e mezzo di tesserati, 14mila società. Sa che le dico? Siamo forti, quel 33% che abbiamo in Figc ce lo meritiamo tutto. Anzi, vogliamo crescere ancora.

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