Tra pochi giorni, il 21 marzo, Papa Francesco atterrerà a Napoli, per la tanto invocata e inseguita visita più volte chiesta e annunciata dal cardinale Crescenzio Sepe e il suo entourage. Una presenza importante quella del “Papa della rivoluzione” nella metropoli all’ombra del Vesuvio che coincide con l’annuncio a sorpresa della celebrazione a partire dall’8 dicembre di un Giubileo straordinario.

Crescenzio Sepe

I ricordi, i pensieri corrono all’Anno Santo, al Giubileo del 2000, quando il Santo Papa Giovanni Paolo II spalancò le porte sante ai fedeli. Il grande organizzatore e regista di quell’evento mondiale fu il “Papa rosso” cioè l’attuale cardinale partenopeo Crescenzio Sepe. Sì, proprio l’arcivescovo, che pur restando in vita ha già premi che portano il suo nome con tanto di statuetta raffigurante la sua effige e senza dimenticare la sala consiliare del suo paese natio: Carinaro, Comune del casertano. Il narciso arcivescovo, il 3 novembre 1997, fu nominato segretario generale del Comitato vaticano del Grande Giubileo dell’Anno 2000 e presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem, l’organismo che si occupava di organizzare i pellegrinaggi. Giovanni Paolo II non ebbe dubbi, mise tutto in mano a Sepe per aver dimostrato al di là dei meriti religiosi, spiccate capacità organizzative e di relazioni.

L’arcivescovo si diede tanto da fare con la realizzazione di Grandi opere: sottopasso di Castel Sant’Angelo, il parcheggio del Gianicolo. Progettò e realizzò un programma fatto di decine di giubilei di categoria, uno più spettacolare dell’altro, esperienza riproposta a Napoli. Nella preparazione dell’apertura delle Porte Sante, il porporato partenopeo, conoscerà tanta gente interessante e collaborerà tra l’altro con quell’Angelo Balducci, ex provveditore alle opere pubbliche del Lazio, il costruttore Diego Anemone e l’ex numero uno della Protezione civile Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario per il Giubileo che con l’ex ministro Pietro Lunardi e lo stesso Sepe poi promosso a capo della Congregazione della Propaganda Fide, saranno i protagonisti poi di uno scandalo di vaste proporzioni che apriranno un inquietante spaccato di affarismo, intrallazzi, spregiudicatezza, che fanno assomigliare il Vaticano a un comitato d’affari, una cricca, a un sistema di potere per il potere. Il lunapark messo su da Sepe venne aspramente criticato dal futuro Papa, oggi emerito, il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che alla vigilia dell’inizio dell’Anno Santo, confida amareggiato: “Sono un po’ tra quelle persone che hanno difficoltà a trovarsi in una struttura celebrativa permanente”. Giudizio duro che non resterà lettera morta. Tanto è vero che non appena eletto Papa, Benedetto XVI “esilia” Sepe a Napoli.

Il cardinale partenopeo che sabato prossimo accoglierà Papa Francesco – i due hanno davvero poco in comune – negli anni del Giubileo del 2000 gestirà un potere enorme. E’ lui che costruirà la struttura. E’ lui che firmerà gli atti, gli accordi, i contratti, le stipule con società di servizi, con le multinazionali, con i colossi dell’informazione. E’ lui che avvalorerà assunzioni di personale, stilerà i piani della comunicazione e la lista delle inserzioni pubblicitarie. E’ sua l’ultima firma per autorizzare i trasferimenti finanziari e il pagamento di fatture.

Crescenzio Sepe metterà in moto una macchina organizzativa gestendo una quantità notevole di fondi: vaticani, Cei, diocesani e pubblici. Centinaia di miliardi di euro parte impiegati per dare il via al fitto calendario di eventi giubilari oltre che al coordinamento simultaneo di iniziative a Roma, in Terra Santa e in molte altre parti del mondo. E’ un pullulare di appalti, sub appalti, cantieri e ponteggi. Non sempre cristallini, non sempre al riparo da speculatori, noti faccendieri, amici degli amici, da sprechi, da sperpero di denari pubblici e polemiche. Non mancheranno inchieste giudiziarie e controlli da parte della magistratura. Uno spaccato da brividi e sembrano passati secoli.

L’avvento prima di Papa Ratzinger e poi di Bergoglio ha ristretto lo spazio per i tanti mercanti del Tempio. Il Giubileo straordinario annunciato dal Papa sicuramente non sarà come il Giubileo del 2000 e più che altro Sepe ne resterà fuori dall’organizzazione. E meno male. Sarà un guardarsi dentro la chiesa seguendo i rigidi canoni della dottrina gesuitica: povertà, intransigenza, legalità, preghiera. Non è più dei comitati di affari, cricche e amici degli amici. La presenza a Napoli di Bergoglio è un omaggio a una città importante del Mediterraneo attraversata da tante storie silenziose e vissuti di generosità e carità. Terra difficile e maledetta ma vera e unica. Una capitale da riscoprire.

E’ qui che Papa Francesco – non casualmente – marcherà la differenza tra la chiesa dei vari Sepe e quella del popolo dei fedeli che guardano all’esempio rivoluzionario e silenzioso del Vangelo. Insomma non c’è spazio per legittimare nessuno, per far sopravvivere aristocrazie del potere che fu, i segnali ci sono tutti di una voglia di un nuovo corso.  Il vento soffia anche dalla parti dell’Arcidiocesi di Largo Donnaregina e la presenza di Papa Francesco a Napoli è forse una testimonianza.

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