Venne cancellato dalle liste del Partito Democratico con un rapido tratto di penna. Il motivo? Era considerato “impresentabile”, e quindi eliminato dalle liste per le politiche del 2013. Sono passati appena due anni ed ecco che Vladimiro Crisafulli è tornato d’un tratto assolutamente ben accetto per i vertici del Pd. Che dopo aver imbarcato decine di ex esponenti del centrodestra (dal Pdl all’Udc) adesso vorrebbero candidarlo a sindaco di Enna, la sua città, il fortino elettorale che ha sempre regalato voti in quantità a Crisafulli, il politico più simile a Totò Cuffaro tra i ranghi del centro sinistra.

“A Enna io vinco col proporzionale, col maggioritario e anche col sorteggio”, è il suo leit motiv, dati tempi in cui era riuscito a regalare al centrosinistra l’unica vittoria nello scontro tra Cuffaro e Rita Borsellino alle regionali del 2006: tra le nove province siciliane, la sorella del magistrato assassinato vinse solo nel regno di Mirello. Per sdebitarsi i vertici del partito lo avevano promosso alla Camera prima e al Senato poi. Quindi lo spiacevole intoppo della “cacciata” firmata da Luigi Berlinguer, presidente della commissione di garanzia del Pd. “Sono stato epurato” aveva detto Crisafulli, rientrando però subito nei ranghi e rimanendo fedele al Pd.

Una fiducia ben riposta dato che adesso Fausto Raciti e Marco Zambuto, rispettivamente segretario e presidente regionale del Pd, sono andati direttamente a Enna per chiedere all’ex impresentabile di candidarsi sindaco. “Le eventuali opposizioni dovranno essere solo sul piano politico, su altri piani non potranno essere accettate” spiega Raciti. Come dire che è finito il tempo in cui la commissione di garanzia si permetteva di bollare Crisafulli come “impresentabile”.

Archiviata anche la Leopolda di Matteo Renzi, quando l’attore e regista Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto) arringava i democratici: “Siete il partito di Pio La Torre – aveva detto – come fate a prendervi uno come Crisafulli?”. “Invito Pif a sostenere la sua tesi in provincia di Enna. Lo invito nelle sedi del Pd della mia provincia, dove si renderà conto di quanto siamo ospitali”, era stata la replica piccata del diretto interessato. Che nelle sedi del Pd a Enna aveva dovuto ospitare obtorto collo Davide Faraone, luogotenente di Renzi, materializzatosi nel cuore della Sicilia per bloccare il voto delle primarie del dicembre 2013, considerato a suo dire “irregolare”.

Acqua passata, dato che nel frattempo Crisafulli si è fatto eleggere coordinatore provinciale del Pd a Enna con quasi il 90% dei voti. E adesso gli stessi renziani sembrano d’accordo a sponsorizzare la sua candidatura a sindaco della città. E per gustarsi più a fondo il suo ritorno in scena, Crisafulli per il momento nicchia, confidando “perplessità” sul suo impegno diretto. “Almeno in questa fase, preferisco attivarmi nella ricerca di una sintesi unitaria”, dice abbozzando un sorriso. Consapevole, tra l’altro, che sono svanite le tegole giudiziarie in grado da farlo bollare come impresentabile due anni fa.

Nel gennaio del 2014 è finito in prescrizione il processo per abuso d’ufficio, quand’era accusato di essersi fatto asfaltare la strada che conduce alla sua villa con fondi della provincia. Archiviata da anni è invece l’indagine per mafia nata nel 2001, quando le telecamere della Dia immortalarono il suo incontro a Pergusa con Raffaele Bevilacqua, poi indicato come boss della zona, che si dimostrava interessato ad alcuni appalti. “Fatti i cazzi tuoi” aveva detto Crisafulli, guadagnandosi immediatamente visibilità nazionale come il primo politico siciliano in grado di mandare platealmente a quel paese un boss di Cosa Nostra e rimanere illeso. Un caso più unico che raro.

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