L’altro ieri Bersani ha avvertito il presidente Mattarella sui “rischi per la democrazia” legati all’accoppiata tra “una riforma costituzionale che crea un Senato di non eletti e una legge elettorale che, se passassero i capilista bloccati, produrrebbe una Camera di nominati alle dipendenze di un solo leader“. Meglio non si poteva dire anche se l’ex segretario è il principale esponente della minoranza dem che Viroli, su questo giornale, ha definito senza dignità politica “perché dignità impone coerenza fra pensiero e azione”, azione che in questo caso è solo calcolo personale.

Ma il problema è un altro: cosa può fare Mattarella per impedire questo scempio? Qui dobbiamo tornare all’infausta rielezione di Napolitano, infausta perché – spacciata come stato di necessità di fronte alla paralisi del Parlamento – rappresentò al contrario la pietra angolare su cui costruire la democrazia autoritaria che ci attende. È stato Napolitano il vero artefice della nuova Costituzione, costruita per un uomo solo al comando. E non importa se e per quanto tempo il comando lo avrà Renzi.

Poiché, una volta che il governo concentrerà su di sé il controllo del potere legislativo e di quello giudiziario (la responsabilità civile dei giudici è solo il primo passo), i giochi saranno fatti. Come potrebbe Mattarella fermare questa macchina in corsa? E anche l’ipotesi che possa esercitare una moral suasion sull’Italicum dei nominati appare complicata. Re Giorgio ha legato le mani a Mattarella: missione compiuta.

‘Stoccata e Fuga’, il Fatto Quotidiano, 12 marzo 2015

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