Sala colloqui del carcere di Bergamo. Sono le 11 e 07 del 26 giugno 2014. Massimo Giuseppe Bossetti è in cella da dieci giorni con l’accusa di essere il killer di Yara Gambirasio. Davanti a lui – per la prima volta dopo l’arresto – c’è la moglie Marita Comi, accompagnata dal cappellano don Fausto Resmini. La conversazione è intercettata dalle microspie. Il dialogo – riportato da Repubblicaemerge dalle 60mila pagine dell’inchiesta che la procura di Bergamo ha chiuso lo scorso 26 febbraio a carico del 45enne muratore di Mapello. Per gli inquirenti la conversazione è interessante, perché Bossetti rimprovera alla moglie di non avergli fornito un alibi per la sera del 26 novembre 2010: il giorno della scomparsa della 13enne di Brembate di Sopra.

“Sul giornale c’è su l’articolo… che tu hai detto che non sapevi dove mi trovavo quel giorno lì a lavorare… “, dice Bossetti. “Allora – risponde la Comi – io non ho fatto nessuna dichiarazione sui giornali, assolutamente (…) Ascolta io gli ho detto… perché mi hanno chiesto, a che ora sei arrivato… Gli ho detto ‘non mi ricordo’ Massi”. “Il marito non trova un alibi con la moglie… “, continua il presunto assassino. “Ecco ma dopo – prosegue la moglie – dopo ci ricamano sopra Massi. E’ per quello che non devi ascoltare, non devi leggere i giornali. Non è vero, gli ho detto solo che non mi ricordo a che ora sei arrivato. Quattro anni fa non mi ricordo a che ora sei arrivato! Gli ho detto che comunque di sicuro prima delle 19.30, perché comunque cenavamo sempre insieme, e poi, siamo sempre insieme anche la sera “. “Usciamo sempre a fare la spesa insieme, ho detto io!”, ricorda il muratore di Mapello. “La spesa? Ma comunque siamo sempre a casa alla sera – lo tranquillizza la moglie – Guarda che loro mi hanno chiesto un’ora, l’ora non mi ricordo Massi, non posso dirgli un’ora che non mi ricordo, capisci? E’ per quello che non mi sento di dire bugie, Massi, devo dire solo la verità… basta! La dico io e la devi dire anche tu, hai capito? Basta… “.

Si passa al 3 luglio. Seconda visita in carcere di Marita Comi. I due parlano. Le microspie captano. Bossetti sembra preoccupato. La moglie lo informa del sequestro in casa di coltelli e taglierini. “Hanno tirato fuori tutto Massi!”. “Han trovato quel coltello là? Ti ricordi?”, domanda Bossetti. “Sì”. “Quello – dice il 45enne – lo tenevo se entrava qualcuno a casa”. “Non l’hai mai usato? Sei sicuro? “, gli domanda la moglie. “Mai, mai”. “Non troveranno niente Massi?”. “Non troveranno niente perché non ho fatto niente”, rassicura Bossetti.

Di coltelli si torna a parlare nel colloquio del 29 luglio. “Ascolta, alt un attimo… i due coltellini”, dice la Comi. “Tre”, precisa il marito. “Mi avevano detto che erano due… tre, a parte quello grosso, i piccoli, erano in una scatola rossa (…) Li ho trovati io ieri sera… ce li ho lì nella borsa”. “Tirali via”. “Quanti ce ne hanno allora, quanti ce ne avevi?”, chiede Marita Comi. “Quei due piccolini (…) Uno nel cassetto, nel comodino quello tipo Rambo“, risponde Bossetti. “Allora – incalza la moglie – quanti ne avevi, quattro?”. “Ma quei due lì non sapevo di averli… giuro… l’ho letto… “. “Scusa eh”. “Buttali, buttali… capito? Buttali via”, si raccomanda Bossetti.

In oltre quattro anni di indagine, carabinieri e polizia hanno ricostruito gli spostamenti di Bossetti dal giorno della scomparsa di Yara, il 26 novembre 2010, a quello del suo ritrovamento, il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola, a pochi chilometri da Brembate. Ce n’è uno – riportato dal Corriere della Sera – che per gli inquirenti è particolarmente sospetto. Il 9 dicembre 2010, Bossetti acquista un metro cubo di sabbia alla Edil Bonacina di Chignolo d’Isola, come conferma la bolla di accompagnamento.

Al pm Letizia Ruggeri dirà che fu il cognato Osvaldo Mazzoleni a commissionarglielo per svolgere dei lavori a Bonate Sopra. Ma il cognato lo smentisce per due volte: si serviva alla Edil Bonacina solo dal settembre del 2013. Inoltre i carabinieri hanno verificato che i lavori al cantiere di Bonate Sopra sono iniziati nel 2008, interrotti nel 2009 e ripresi nel 2010. Perché allora Bossetti si aggira intorno a Chignolo d’Isola senza un apparente motivo? Per gli investigatori la risposta è una sola: “Rimane la volontà di precostituirsi una sorta di salvacondotto per potersi aggirare nella zona del campo, forse spintovi dalla volontà di verificare le condizioni in cui era rimasto il cadavere”.

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