Il presidente Mattarella decide di recarsi nella natia Palermo con un normale volo Alitalia rinunciando all’aereo di Stato. Oooh, dei grandi giornali stupiti davanti a tanto prodigio. Ma la sera dopo da Fazio, Luciana Litizzetto critica la scelta: bel gesto ma tra scorte e super-controlli, per i comuni passeggeri deve essere stato un bello stress; e dunque presidente la prossima volta, cortesemente, usi il volo blu di sua legittima spettanza.

Passa qualche giorno ed ecco il presidente Mattarella scarrozzato per Firenze a bordo di una vettura tranviaria con autorità al seguito. Doppio oooh dei grandi giornali, ma Franco Bechis di Libero non è d’accordo: calcolando il tram-busto provocato, scrive, se il buon Sergio avesse affittato una limousine avrebbe risparmiato. Come dicono a Roma, chi la vo cruda chi la vo cotta, anche se per sanare gli storici abusi della casta ci vuole altro che un sindaco ciclabile o un ministro appiedato se poi vengono immortalati come atti d’eroismo. Alcuni anni fa, nella foto del premier britannico Gordon Brown seduto nella metro londinese, colpiva l’assoluta naturalezza della situazione.

Anche il Bergoglio argentino usava i mezzi pubblici, cosa che farebbe volentieri anche oggi se gli fosse consentito. La casta che si maschera da “cittadino qualunque” con codazzo di scribi al seguito è fastidiosa come e forse più della casta al naturale che sfreccia lampeggiando. Siamo certi che Mattarella sarebbe felice, per dire, di andarsene a Ostia col trenino dei pendolari. Se non lo facesse sapere a nessuno sarebbe meglio.

Da oggi la rubrica ‘Stoccata e fuga’, il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2015

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