Il mito della Silicon Valley è cresciuto grazie anche alla leggenda di uffici belli, colorati, luminosi. Il ristorante aziendale di Google, le riunioni in luoghi informali, i benefit. Il messaggio dice che lavorare per i big dell’high tech è bello, divertente e si guadagnano anche un sacco di soldi. Poi c’è l’altro lato della medaglia che in questo caso riguarda soprattutto Facebook dove, comunque, i dipendenti guadagnano circa 25mila dollari in più rispetto alla media degli stipendi. Ma nulla è gratis. E ingegneri e sviluppatori di Mark Zuckerberg in rete sottolineano la parte buia del social network fatta di orari impossibili e molto altro.

Keith Amdams, ingegnere, racconta che per sei settimane l’anno deve lavorare 24 ore su 24, essere sempre reperibile, non abbandonare la città, e rispondere immediatamente a qualsiasi richiesta. Smartphone sempre carico e acceso è la regola. Notte e giorno. Ma l’assenza di un muro fra vita privata e lavorativa va anche oltre quelle sei settimane. Un altro ingegnere spiega infatti che quel muro semplicemente non esiste. Neanche in vacanza. E tutto questo non va a favore di un lavoro di squadra. Se in molte aziende si punta sul team, in Facebook il successo è personale. Piace di più il manager che lavora per se stesso invece di quello che motiva i collaboratori.

La veloce crescita dell’azienda ha avuto pesanti effetti sull’organizzazione. Sembra che nelle stanze di Menlo Park ci sia infatti un po’ di caos. L’ex impiegata lamenta la mancanza assoluta di focus del suo team. Ha lavorato per un po’ a un progetto per poi improvvisamente rifare tutto. Sarebbe bastata una visione un po’ più chiara all’inizio per lavorare in maniera efficiente. Un altro la definisce la peggiore esperienza professionale della sua vita, e probabilmente d’accordo con lui è quello che parla di “istruzioni non chiare, tutto si basava su ipotesi che ti mettevano in condizioni di fallire in fretta”. Dopo dieci giorni se ne è andato. Secondo un collaboratore di Facebook il problema è che manca il “Wow factor”, l’innovazione. Sembra che tutti siano concentra sulla concorrenza con Google invece di pensare al loro core business. Un elemento sottolineato anche dal dipendente secondo il quale il vertice formato da Zuckerberg e Sheryl Sandberg dedica troppo tempo ad altre attività extra e a rincorrere i competitor.

Qualcuno si lamenta dei colleghi “snob e maleducati” e non mancano episodi di bullismo aziendale. Un tizio raconta che il suo team lo considerava pochissimo tanto che gli è stato chiesto di occuparsi della lavanderia del capo separando i suoi indumenti da quelli intimi, sporchi, della moglie. Cade anche il mito del luogo di lavoro piacevole. Anche a Menlo Park dominano gli open space con “file di tavoli stile picnic, pochi centimetri di separazione fra un tavolo e l’altro e zero privacy”. Ma secondo Philip Su, ingegnere che si occupa di software, in Fb si mangia anche troppo bene. Eccessiva la varietà di proposte della mensa che offre porzioni troppo grandi. Lui però si lamenta soprattutto della mancanza di riunioni (bisogna discutere di software non solo scriverlo) e delle troppe decisioni prese da ingegneri. Ma qualcuno è preoccupato per il futuro perché la società non ha una strategie per il mondo mobile e poi c’è la solita abbondanza di comunicazioni interne. Thomas Moore racconta di riceverne circa 1.600 al giorno. E tutto questo diventa ancora più pesante quando amici e parenti, visto che lavorate a Facebook, vi chiedono continuamente consigli: “Come moglie di un ex dipendente mi è stato spesso chiesto aiuto su come utilizzare le impostazioni di privacy. Perché, essendo sposata con uno di Fb dovevo sicuramente saperlo”.

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